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Morto da 12 giorni, è in cella frigo: a caccia del testamento

Si cerca una una misteriosa avvocatessa

Primo Serafini, già cassiere all’Amga, ha lasciato disposizioni e ha già pagato, ma senza testamento non si può procedere

 

di Franco Bertini

Primo Serafini
Primo Serafini

Pesaro, 30 giugno 2012 - CERCASI con la massima urgenza l’avvocatessa pesarese presso la quale è custodito il testamento del fu Primo Serafini, di anni 76, deceduto per cause naturali nella sua abitazione il 18 giugno scorso. La cui salma, dopo l’avvenuto funerale, giace ancora in una cella frigorifera in attesa della cremazione, per la quale egli stesso, già quand’era in vita, aveva steso e in parte pagato regolare contratto con un’agenzia di pompe funebri.

Solo in base al testamento sarà possibile sbloccare la situazione e rendere finalmente definitivo ed eterno il riposo di Primo Serafini. Fino all’ultimo giorno di vita a tutte le incombenze della sua esistenza provvedeva il quasi parente e amico d’infanzia Domenico Vagnini il quale, in base ad un atto del giudice tutelare, svolgeva le mansioni di «amministratore di sostegno» del Serafini che altrimenti, affetto da «obesità grave» e altri guai fisici non avrebbe saputo come cavarsela nell’affrontare i normali problemi piccoli e grandi della vita di tutti i giorni.

Tutto questo è finito e decaduto al momento del decesso del Serafini, l’intera attività di solidarietà di Vagnini (riscossione della pensione, prelievi bancari per le esigenze del Serafini e per eventuali pagamenti, il tutto sotto il continuo controllo del tribunale) è caduta nel nulla in quanto ci sarebbe un erede che dovrebbe subentrare e, fra le altre cose, dare anche il consenso alla cremazione: un fratello del Serafini da tempo trasferitosi in Australia e del quale nessuno ha notizie da anni. Tanto che anche il comune di Pesaro si è dato inutilmente da fare per rintracciarlo.

INTANTO è trascorsa una dozzina di giorni dalla morte: la salma del povero Primo è ancora nella cella frigorifera, l’agenzia di pompe funebri dovrebbe dare il via al procedimento di cremazione, si fanno avanti alcuni creditori dell’uomo ma nessuno può toccare il conto corrente del defunto. L’unica cosa data per certa è che nello studio di un’avvocatessa pesarese esiste un testamento di Serafini. Come si chiama questa avvocatessa? E’ possibile che non sia ancora venuta a conoscenza della morte di un suo cliente che ha estremo bisogno della sua opera professionale attraverso l’apertura del documento con le sue ultieme volontà?

AMARA sorte quella di Serafini, figura assai conosciuta in città e da tutti conosciuto come «Primo», persona di grande simpatia e disponibilità. Storico cassiere dell’ex Amga, che allora forniva acqua e gas alla città, dal momento della pensione trascorreva tranquillamente le sue giornate parlando di sport e di vita cittadina prima al bar del cinema «Astra» e poi al bar «Zanzibar», del quale era diventato cliente così appassionato e assiduo che gli amici che lì frequentava gli hanno perfino dedicato una corona di fiori nel momento del funerale. Avvocatessa, se davvero lei esiste si faccia viva subito, provveda ad aprire il testamento così da consentire a Primo Serafini di essere almeno cremato, così come aveva deciso nel ricordo di sua madre, che fece anch’essa quella scelta.
 

Franco Bertini

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