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Ferragosto con il default

di Luigi Luminati

Pesaro, 16 agosto 2012 - UN FERRAGOSTO senza botti, dopo sette anni. Un ferragosto senza tutto esaurito negli alberghi. Un ferragosto di crisi anche turistica, dopo quella industriale. Insomma il quadro resta a tinte fosche e il peggio non è ancora passato. Così anche il ‘caso’ d’agosto, con l’inattesa defenestrazione dell’assessore Luca Pieri, non è che abbia colpito più di tanto l’opinione pubblica. Con un’eccezione: Villa Fastiggi. Nella cittadella ‘rossa’ la faida interna tra due ‘figli di San Pietro’ ha lasciato il segno. Intendiamoci, la tradizione comunista, ancora così forte, impedisce di esprimere i propri sentimenti, soprattutto all’esterno. Ma alla Casa del Popolo e nei dintorni le richieste di informazione, le opinioni contrapposte, le polemiche non sono mancate. Luca Pieri è l’erede di una importante famiglia sampietrana, così come Luca Ceriscioli. Ma l’antica solidarietà, che aveva permesso di resistere anche al Fascismo e di innervare la Resistenza, non esiste più da tempo. Resta un po’ di omertà, il desiderio di lavare in famiglia i panni sporchi. Anche se la sezione del Pci (pardon, del Pd).

HA FATTO sapere alla segreteria comunale che avrebbe preferito essere almeno avvertita del cambio in corsa. Ma ai tempi di Facebook (a proposito: il sindaco è in ferie, ma il dialogo istituzionale con i suoi amici di facebook continua con il prezioso collaboratore) non c’è più tempo per il partito. Decidono in pochi. A dire il vero, anche nel Pci, talvolta, era così. Ne sanno qualcosa Egisto Cappellini, Carlo Paladini, Giuseppe Mari e Liviero Mattioli che pure erano personaggi di spicco. Insomma niente di nuovo sotto il sole, forse qualche raggio in più a San Pietro in Calibano, ma non aspettatevi rivoluzioni. Il lato cinico del potere è proprio di coloro che più di altri si riempiono la bocca: di eguaglianza, fratellanza e libertà. D’altra parte la moltiplicazione delle prebende, dei gettoni, delle indennità e delle pensioni è una malattia dell’intero mondo politico, al quale, soprattutto negli ultimi lustri, gli ex-Pci hanno dato una bella spinta.

IL CASO Pieri è la conferma, del ‘primum vivere’. Con gli equilibri interni del Pd, la corsa a fare il sindaco di Pesaro, che ha influito non poco sulla decisione di Ceriscioli. Non a caso, nelle prime ricostruzioni è emersa la volontà di una parte consistente del gruppo dirigente del Pd (Ceriscioli, Marchetti, Vimini, Ciancamerla, Baldantoni e molti altri) di orientare la candidatura di Matteo Ricci verso la poltrona di primo cittadino e non verso il parlamento. A caldo, dopo l’uscita di Luca Pieri, un importante dirigente del Pd parlò chiaramente di «un Matteo Ricci che non ha più alibi».

SUSCITANDO anche qualche preoccupazione nell’interessato. Un po’ perché altri due anni con la spada di Damocle del default della Provincia appena «salvata» dall’accorpamento, sono lunghi. Un po’ perché una sfida per il sindaco di Pesaro è molto più complicata di una elezione parlamentare, anche se in ambedue i casi ci sono primarie da affrontare (di partito in un caso, di coalizione nell’altro). Decisivi saranno i mesi autunnali, la chiusura del bilancio 2012 della Provincia (arriverà il soccorso di Hera?) e l’eventuale riforma elettorale. Il destino e le mosse altrui forse impediranno a Ricci di poter ancora scegliere. E ogni mossa che farà (Vendere il Bramante? Vendere le azioni di Marche Multiservizi a Hera?) potrebbe creargli problemi politici con i futuri alleati per il Comune o con gli elettori direttamente. Ma il default è ancora peggio: in quel caso gli amministratori rischiano addirittura una ‘squalifica’ decennale da parte della Corte dei Conti. C’è d’aver paura. Altro che sogni di gloria.

Luigi Luminati

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