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Altroché McDonald's Ecco l'hamburger nostrano

Ad Urbino

Carne del Montefeltro, salsicce locali, patate di Borgo Pace, maionese biologica... Al 'Dolcevita' si reinventa il panino americano

 

di Emanuele Maffei

Sopra, Gianluca Carrabs, consorte della titolare del Dolcevita, lo chef Axel, Marica, titolare  del locale ed Odette Bruno
Sopra, Gianluca Carrabs, consorte della titolare del Dolcevita, lo chef Axel, Marica, titolare del locale ed Odette Bruno

Urbino, 12 marzo 2013 - Un hamburger del Montefeltro, un cuoco catalano e un vino marchigiano. L'alchimia del bar (e adesso anche hamburgeria) Dolce Vita Nonsolocaffé di piazza della Repubblica non è cosa facile da spiegare. Però funziona.

"LA NOSTRA - dice Marica Bruno, titolare del locale, nata in provincia di Cosenza ma ormai adottata da Urbino - è una scelta di qualità".

Quella di far parlare italiano al panino americano per eccellenza con l'obiettivo "di riscoprire l'autenticità dei sapori".

L'idea dove nasce?

"In Italia il matrimonio tra hamburger e prodotti tipici è già avvenuto da tempo. Diciamo che noi abbiamo sentito l'esigenza di intercettare un mercato giovane, fatto di studenti, abbinando la praticità del panino all'eccellenza della materia prima".

Com'è l'hamburger nostrano?

"Ce ne sono di diversi tipi. Il primo ingrediente è il pane, biologico e cotto al forno legna. Poi la carne. Noi utilizziamo sia la carne marchigiana che quella irpina".

Poi?

"Abbiamo anche il panino col tartufo di Acqualagna e con la casciotta di Urbino. E, l'altra cosa insolita del menù, il panino allo sgombro dell'Adriatico. Maionese e ketchup sono anche loro biologici. Il ketchup inoltre è fatto al 90 per cento con salsa di pomodoro".

Riuscite a mantenere prezzi abbordabili per tutte le tasche?

"Direi proprio di sì. Andiamo dai 5 agli 8 euro".

Come si fa ad avere qualità e convenienza?

"Si fa attraverso la filiera corta".

Siete gli unici in Urbino nel vostro genere?

"Per ora sì".

Anche il contorno rispetta questo copione?

"Assolutamente".

Che cosa servite?

"Patate di Borgo Pace tagliate a mano e fritte con la buccia".

Che senso ha tutto ciò?

"Vogliamo dire che un panino non deve essere per forza un pranzo o una cena veloce. La nostra filosofia segue il lavoro di Oscar Farinetti e Carlo Petrini: Eataly, lo slow food... l'idea che mettersi a tavola significa degustare e non soltanto mangiare".

Avete iniziato da poco questa esperienza con l'hamburger all'italiana. Come sta andando?

"Bene. A volte bisogna metterci un po' di impegno per uscire dall'omologazione, che nel gusto non manca. Però i risultati sembrano arrivare".

Qualche settimana fa è circolata la notizia dell'apertura di un McDonald's in città. Lei - faccia lo sforzo di non parlare da concorrente - che cosa pensa?

"Che siamo pieni di attività che non fanno qualità. McDonald's non stravolgerebbe niente".

di Emanuele Maffei

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