Cagli (Pesaro-Urbino), 2 giugno 2017 - La famiglia di Francesco non cerca vendette: «Siamo gente pacifica che crede nella giustizia – spiega il 61enne,  nonno del bimbo di 7 anni di Cagli morto per otite non curata con antibiotici – ma siamo convinti che il dottor Mecozzi debba essere fermato. Non possiamo pensare che in questo momento ci sia un bambino afflitto da otite o da chissà quale altra patologia che possa essere curato da questo medico. Non sopportiamo l’idea. Nessuno ci ridarà Francesco, la sua gioia di vita, i suoi sogni di diventare un giorno un bravo portiere come Donnarumma, il suo idolo. Non siamo persone ideologizzate, contro la medicina, o contro gli antibiotici. Noi facciamo la pasta fresca, ci hanno presentato tre anni fa questo medico e per altre tre otiti ha curato Francesco. La penultima volta, aveva avuto anche la perforazione del timpano. Ma era guarito».

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«Quindici giorni fa – racconta la sorella della mamma – mio nipote Francesco ha un’altra otite (è stato accertato che si trattava del germe “fusobacterium necrophorum”, curabile con un antibiotico comune ndr). Mia sorella chiama il dottor Mecozzi che prescrive dei preparati. Ma il dolore non passa. La febbre va e viene. Il 18, non passando il dolore, andiamo in ambulatorio. Mia sorella vorrebbe andare dall’otorino. Lui la blocca dicendo che sarebbe un disastro mentre con lui non ci saranno conseguenze nefaste». «Il bambino non migliora ma la febbre cala e sparisce. Poi riappare. Il 23 mattina – continua – il medico viene a Cagli, lo vede e dice che va tutto bene. La sera entra in coma. Io mi chiedo perché ha voluto adottare su di noi questa arroganza intellettuale, terrorizzandoci e disegnando conseguenze terribili in caso di antibiotici? Già ci aveva impedito di vaccinare i bambini più piccoli, poi questo delirio d’onnipotenza che ha portato alla tragedia che rimarrà per sempre nei nostri occhi. Mi chiedo perché?».