Pesaro, 24 dicembre 2017 -  «Non sappiamo cosa farà adesso, non lo sa neanche lui. Questo provvedimento è arrivato così improvviso. Mai visto applicare una misura simile negli altri casi di colpa medica. Faremo subito ricorso al Tribunale del Riesame di Ancona». I difensori di Massimiliano Mecozzi, gli avvocati Marilù Pizza e Vincenzo Carella, sono già al lavoro per chiedere l’annullamento del divieto di esercitare la professione medica disposto l’altro ieri dal gip del Tribunale di Urbino, Vito Savino, contro il loro assistito.

Mecozzi, che è accusato di omicidio colposo per la morte di Francesco Bonifazi, il bimbo di 7 anni di Cagli, morto il 27 maggio scorso per un’otite curata solo con rimedi omeopatici, poi degenerata in encefalite, sarà intanto chiamato davanti al giudice per l’interrogatorio. Se parlerà o meno, è ancora da vedere. Nelle circa 30 di pagine dell’ordinanza del gip, si legge che Mecozzi «non ha messo in dubbio la sua condotta», continuando a curare con la stessa metodologia applicata al bimbo, e mettendo così «a rischio anche tutti gli altri suoi pazienti». «Il giudice ha ritenuto, oltre ai gravi indizi di colpevolezza, anche l’esistenza del pericolo di reiterazione del reato. Un pericolo che non esiste – afferma l’avvocato Carella – Allora devono essere interdetti tutti gli omeopati di Italia». 

«Potevano almeno aspettare l’esito del giudizio – sottolinea l’avvocato Pizza – e poi è in piedi anche il nostro ricorso contro la sospensione disposta dall’Ordine dei medici». «Nessuno ce l’ha con l’omeopatia – precisa il procuratore capo di Urbino, Andrea Boni – questo provvedimento è stato deciso sulla base delle risultanze della perizia medica eseguita da un pediatra, un medico legale e un omeopata. Consulenza che ha individuato condotte colpose che hanno portato alla nostra richiesta di misura interdittiva, accolta l’altro giorno dal gip.

Nella consulenza, il collegio dei medici censura in modo pesante la condotta tenuta da Mecozzi, il quale ha continuato a curare con quella metodologia. E’ per tutelare gli altri pazienti che si è arrivati alla interdizione». «Il gip ha accolto tutto quello che avevamo rilevato – spiega il presidente dell’Ordine dei medici, Paolo Maria Battistini – tra cui il mancato rispetto dell’articolo 15 del codice deontologico in base al quale Mecozzi avrebbe dovuto prescrivere gli antibiotici quando ha visto che dopo 3 giorni i rimedi omeopatici non facevano effetto. Sarà anche stato un germe particolare per il quale non sarebbero bastati i soliti antibiotici per debellarlo del tutto, come si legge nella perizia medica, ma di sicuro per attenuarlo sì, evitando così la morte del bimbo».

Per 12 mesi quindi, « massimo previsto dalla norma», fa notare l’avvocato Pizza, Mecozzi non potrà più visitare, né di persona, né per telefono come faceva ultimamente e con i pazienti più fidati. Se disattenderà l’ordine del gip, rischia l’applicazione di una o più misure più gravi, fino all’arresto.