Pesaro, 10 agosto 2017 - Alle spalle del busto di Pandolfo Collenuccio da ieri mattina è parcheggiata una casa. Piccola, ma ben accessoriata, la tiny house o casa viaggiante (FOTO) resterà per qualche giorno a disposizione dei passanti, curiosi di capire come si possa vivere bene in un ambiente di soli nove metri quadrati. E non solo.

«La sfida non è stata solo architettonica, ma anche culturale» spiega Leonardo Di Chiara, 26 anni, architetto con solide basi ingegneristiche, progettista della costruzione mobile, ancorata ad un basamento dotato di ruote, omologato per il trasporto.

«La tiny house permette di vivere in libertà – osserva Di Chiara –. Perfetta per i giovani e per chi vive di un lavoro indipendente o creativo, ma anche come seconda casa, o come unità abitativa in situazioni di emergenza, la tiny house ha costi abbastanza contenuti: realizzarla necessita un investimento attorno ai 50mila euro, ma è possibile ridurli ulteriormente (di quasi la metà) se la si costruisce in proprio. La scelta non è solo economica, ma è prima di tutto uno stile di vita che ha affascinato gli architetti e i designer di tutto il mondo».

La versatilità è evidente. E chi pensa che si tratti di fantascienza si sbaglia. «Copenaghen è pronta ad inserire un insediamento di tiny houses nel proprio piano regolatore – conferma Di Chiara –. In particolare questa tipologia abitativa, in grandi città segnate da sovraffollamento, carenza di alloggi a prezzi accessibili trova nelle tiny houses una interessante risposta. Pensiamo ad un’area che stenta a partire per mancanza di interesse immobiliare. Le tiny houses, prive di fondamenta e autonome da opere di urbanizzazione, potrebbero essere una soluzione, più o meno temporanea».

E in Italia?

«Pur non essendoci le normative pronte ad accogliere il fenomeno, in un futuro nemmeno troppo lontano, le tiny houses potrebbero rispondere molto meglio di alternative come i prefabbricati o caravan, alle esigenze di accoglienza in zone altamente sismiche».

Estremamente personalizzabile oltre che facile da costruire dallo stesso proprietario, senza necessità di interventi tecnici specializzati Avoid, questo il nome della casa, sarà realizzabile in meno di venti giorni. «Essa sarà trasportabile laddove la persona vorrà abitare così come sarà riavvicinabile all’insediamento terremotato. Insomma una forma di autonomia soprattutto psicologica che potrebbe incidere molto positivamente nella vita di chi è stato colpito dal sisma».

Un aspetto sociale estremamente apprezzato dagli amministratori presenti alla presentazione del progetto, tra cui il vicesindaco Daniele Vimini e il consigliere regionale Andrea Biancani. Dopo la tappa pesarese Avoid partirà per Berlino.

«Tornerò a Berlino, al Bauhaus-Archiv / Museum of Design, dove altri progettisti come me partecipano con le loro tiny houses ad animare il Bauhaus Campus».

L’esperimento coordinato dall’architetto tedesco Van Bo Le Mentzel «vuole verificare l’interazione tra un quartiere fatto da tiny houses in un contesto metropolitano – spiega Di Chiara –. Infatti le tiny houses che daranno vita al Bauhaus Campus di Berlino non necessitano di allacci alla rete fognaria, né a quella elettrica o idrica poiché svilupperanno sistemi autonomi, capaci di garantire i servizi anche senza la necessaria presenza di infrastrutture».

Ieri sera il primo ospite che ha cenato con Di Chiara è stato il sindaco Matteo Ricci.

Per visitare Avoid basta bussare e Di Chiara aprirà. Dalle pareti lisce totalmente attrezzate uscirà l’impensabile, così altamente tecnologico e allo stesso tempo familiare. Oltre alla cucina e ai servizi non mancano i confort: dall’angolo studio al divano posizionato sotto la grande vetrata che si trasforma in una confortevole camera da letto. Una scala porta al terrazzo che offre un angolo di libertà esterno esclusivo. Nulla sarebbe stato possibile senza il supporto di una cinquantina di aziende, italiane e tedesche, che fin dall’inizio hanno creduto nelle potenzialità del progetto.

«Occorrerà sperimentare un vero cambiamento di abitudini – osserva Di Chiara – rimodulare il proprio pensiero di utilizzo della casa: avere poco spazio insegna ad avere una vita più frugale, a capire cosa è davvero importante». Applausi.

Avoid, la casa portatile con le imprese che vi hanno contribuito

«Nulla di quanto è stato fatto sarebbe sato possibile senza il contributo – osserva Di Chiara – di aziende veramente all’avanguardia, disponibili verso idee nuove. Tra questi iGuzzini (illuminazione interna), DMM (rivestimento in lamiera e piano cucina in acciaio), Makte (superfici architettoniche), Häfele (ferramenta per mobilio trasformabile), Omar Rimorchi (rimorchio su ruote a telaio), Schüco (infissi in alluminio), Bosch (batteria e piccoli elettrodomestici), Giommi (realizzazione aperture vetrate), Subissati (struttura lignea), Legnotech (assemblaggio elementi in legno), Noctis (letto trasformabile), F.G. Arredamenti (realizzazione mobilio interno), G.R. di Enrico Ramaioli (realizzazione impianto elettrico), Faber (cappa e piano cottura), Vitrifrigo (frigorifero), BTicino (materiali per impianto elettrico), Gessi (rubinetteria bagno e cucina), Se.Pa (materiale ligneo per interni), ICA Group (vernici per esterni ed interni), Ambivalenz (sedie pieghevoli), Al-Ko (componenti per rimorchio), Beltrami Boutique (tessuti), Fratelli Guzzini (oggetti per la casa), Alluflon (batterie di pentole), Mottura (tende a rullo); Ceramiche Bucci (set da caffè), 24Bottles (set bottiglie)».

Prosegue Di Chiara: «Anche le istituzioni mi hanno aiutato: Avoid ha il patrocinio del Comune di Pesaro, della Regione Marche, Dipartimento di Architettura – Università di Bologna, Goethe-Institut, IN/ARCH Marche, ADI Marche». Il ringraziamento finale di Di Chiara non poteva mancare il suo professore Riccardo Gulli, ordinario di architettura tecnica all’Università di Bologna.