Sant'Angelo in Vado (Pesaro), 1 ottobre 2017 – Ha partecipato a vari casi di rilievo nazionale, sempre e solo per vocazione, senza mai chiedere nemmeno un rimborso spese. L'ultimo il caso di Ennio Raponi, scomparso ad Ancona e trovato morto dietro una chiesa. Germano Sparagnini, 56 anni, vive a Sant’Angelo in Vado, nel pesarese. Religioso e devoto alla beata Margherita della Metola, dà il suo contributo in base alle “voci” che sente da parte di “persone” che si rivolgono a lui.

Signor Sparagnini, cosa pensava mentre partecipava alle ricerche ad Ancona?

"Temevo un’aggressione ai danni del signor Ennio Raponi perché ci sono tanti malviventi. Dopo cinque giorni, a seguito di una morte naturale, un corpo solitamente si ritrova. Io lo sentivo purtroppo morto".

Quando ha avuto, se così posso chiamarla, la “visione”?

"Da via Angelini scendevamo verso via Gentiloni. Lì ho sentito qualcosa dentro. Una voce".

Cosa le ha detto?

"'Sono qui vicino ma non mi trovate. C’è un muretto vicino a me. Un muretto di contenimento'. Ho pensato potesse essere stato occultato, e ho temuto il peggio".

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E poi, l’hanno trovato.

"E’ lei a dirmi che l’hanno trovato, purtroppo morto. Io sono appena sceso dal treno, a Pesaro. Ma sono molto felice per il fatto che almeno i parenti possono riaverlo".

Lei aveva partecipato anche ad altri casi...

"Sì, a quello di Yara Gambirasio, Elena Ceste, Guerrina Piscaglia. In quest’ultimo vidi una doppia croce. Lei non fu trovata, ma venne rinvenuto un altro corpo. Yara l’avevo vista rannicchiata in un campo mentre per la Ceste, dissi che dovevano allontanarsi i suoi bambini perché sarebbe stato tremendo. E poi di scavare in quel punto".

Ma cosa avverte?

"Delle visioni, delle voci. E allora parto. A volte parlo prima con i carabinieri e dico che vorrei seguire il caso. Quindi chiedo se mi accettano o meno e poi mi presento".

E come è iniziato tutto ciò?

"E’ come se avessi fatto un voto. Devo partecipare altrimenti non mi sento bene con me stesso. Come se avessi un segreto dentro, che devo dire. Ricordo il caso di una ragazza in Sicilia, che cadde con l’auto dal ponte. Percepii una visione, ma in quel caso non partecipai. Era giusta, e da allora ho deciso di non tirarmi indietro e cercare di fornire il mio aiuto gratuitamente".

E per Raponi?

"Giovedì ho telefonato al 112, poi ha chiamato per me un maresciallo che conosco dai tempi del caso di Piscaglia quindi ho preso il treno, offrendomi volontario, e sono venuto ad Ancona. C’è stata moltissima collaborazione con i militari dell’Arma. Si teme sempre un po’ di diffidenza, ma io non chiedo nulla né voglio nulla. Sento solo che devo farlo".