Pesaro, 9 febbraio 2018 - Una provincia malata di slot. Sono stati quasi 250 i milioni di euro giocati dagli abitanti della provincia nel 2016. Circa 688 euro a testa su una popolazione totale di 360.711 individui censiti. Ma il dato è chiaramente più alto, se si tiene conto che nel computo rientrano anche i minori e gli infanti, oltre che la popolazione anziana allettata. Soldi giocati solo nelle 2.329 slot machine disseminate nei locali della provincia (da Gabicce a Marotta, passando per Cagli, Urbino, Macerata Feltria, le Terre Roveresche, Fossombrone, Tavullia e Vallefoglia) perché nei dati snocciolati ieri dalla Cisl di Fano non rientrano né i gratta e vinci né il gioco del Lotto che farebbero lievitare ancora di più i valori dei soldi incamerati dai Monopoli dello Stato. Sebbene a Fano la spesa pro capite risulti essere la 4° nella graduatoria provinciale (con 863 euro spesi a testa in slot machine, dopo i 1.170 di Mercatino Conca, i 1.008 di Vallefoglia e gli 881 di Frontone) in città nel 2016 sono stati spesi 52 milioni e 530mila euro a forza di infilare monetine da 1 o 2 euro nelle diaboliche macchinette. I più virtuosi sono i residenti di Frontino e Montecerignone perché qui non sono state affatto installate slot, mentre Gradara si distingue per una spesa annua di ‘appena’ 98 euro a testa.

I dati forniti ieri dalla Cisl sono stati raccolti dal sito internet http://lab.gruppoespresso.it/finegil/2017/italia-delleslot ed elaborati da Fatima Diop e Zara Fee Van Bergen, studentesse dell’Istituto Donati di Fossombrone, durante un progetto di alternanza scuola lavoro alla Cisl di Fossombrone. «Non volevo credere ai miei occhi e ho ricontrollato personalmente tutte le cifre – sottolinea il presidente della Cisl Fano Giovanni Giovanelli –. Sono dati sconcertanti. E’ assurdo quanti soldi buttino le famiglie». L’appello della Cisl ai sindaci è quindi «adottare tutte le misure possibili per contrastare questo fenomeno» ma soprattutto di «investire nell’educazione della popolazione». La proposta è quella di incidere sulla tassazione (Tosap, Tari e Suolo Pubblico) di quei locali che adottano la politica delle slot machine per incrementare i guadagni. «Si possono così investire i soldi ricavati della maggior tassazione di questi imprenditori – aggiunge Giovanelli – in promozione di sani stili di vita». Un’altra idea è quella di introdurre il divieto di gioco in determinati orari o, come a Bergamo, di evitare di indicare sulle vetrine le vittorie avvenute all’interno della ricevitoria. Dal canto suo invece il comune di Fano ha recentemente previsto degli sgravi fiscali per quelle attività «no slot» che prevedono riduzione delle tariffe di Tari e ciclo idrico. Così come Fano anche Fossombrone e Terre Roveresche si stanno muovendo in questa direzione, mentre tutto tace dagli altri comuni in cui, dati alla mano, si scatta una fotografia di gruppo di cittadini ludopatici. «Emblematico il caso di Isola del Piano dove gli appena 600 abitanti nel 2016 hanno buttato nelle uniche due slot oltre 200mila euro. Ma di esempi se ne potrebbero fare tanti. Confidiamo – ha concluso Giovanelli – in un’applicazione certosina della legge regionale da poco approvata, in realtà rivolta solo alle nuove aperture».