Pesaro, 9 novembre 2017 - Se le parole possono essere pietre anche le pietre possono essere come parole e raccontarci la storia. La storia di questa pietra è lunga e tormentata: nasce verso il I secolo dopo Cristo, la ritrovano verso il 1500 “sub Monte Imperiali” - che sarebbe dalle parti del San Bartolo, in Soria insomma -, scompare di nuovo e nessuno sa dove sia andata a finire quando nel 1738 il nostro benemerito Annibale Olivieri la cataloga a pagina 53, col numero CXX, fra i “Marmora Pisaurensis nota illustrata”.

E’ una lapide funeraria marmorea di circa 35 centimetri per 40, spessa una decina di centimetri: «Olim – annota l’Olivieri nel sul bellissimo librone – apud Sebastianum Maccium Pubblici Pisaurensis Ludi Magistrum”. Tradotto vorrebbe dire: “Un tempo era presso Sebastiano Macci, maestro della scuola pubblica a Pesaro”. La forma originale della pietra è incerta, probabilmente è stata mutilata in basso e forse anche sul lato sinistro. E’ dedicata da un certo P. Gargilius agli dei mani di Suedia Victorina. Forse è meglio spiegare che allora gli “dei mani” erano le divinità che proteggevano la famiglia. Si tratta comunque di un testo talmente breve e certo anche incompleto che non consente di individuare i rapporti fra le due persone citate, anche perché - come rilevano Cresci Marroni e Mennella nel loro “Pisaurum. Le iscrizioni della colonia” - dalle nostre parti il nome Gargilius non ricorreva molto spesso manco ai tempi di Roma.

Come tante altre lapidi registrate con esattezza dall’Olivieri anche questa pareva perduta per sempre. E invece no. Negli anni Novanta del secolo scorso l’avvocato pesarese Mario Del Prete sta ristrutturando la sua casa di via delle Botteghe, nel cuore del ghetto. Gli operai stanno sventrando uno di quei muri detti “a sacco” (due pareti parallele con lo spazio interno riempito di materiale di scarto legato con la calce) ed ecco da quel pietrisco uscir fuori la lapide a farsi rivedere dopo un’altra manciata di secoli. Chiunque l’avesse avuta per le mani non era molto interessato alla sua storia e l’aveva usata come materiale da costruzione.

Ma l’avvocato Mario Del Prete, “civis optimus sum”, non è stato certo insensibile di fronte a questo reperto della “colonia civium Romanorum” di Pesaro, ha pensato che una testimonianza della storia cittadina dovesse essere a disposizione di tutti i cittadini ed ha deciso di concedere in deposito la lapide al Museo Archeologico Oliveriano. Con questa osservazione scaramantica: «Il Museo è chiuso, il restauro va per le lunghe, c’è qualche problema coi poteri istituzionali». E dunque, parrebbe dire, questa pietra vuol essere una spinta che serva ad accelerare la situazione verso il meglio. Presenti l’avvocato con la moglie signora Rosvilde, la cerimonia ufficiale della donazione è avvenuta ieri mattina alla Biblioteca Oliveriana. Il presidente dell’Ente Olivieri Riccardo Paolo Uguccioni: «Nell’accogliere volentieri il cortese deposito dell’avvocato Del Prete e lodandone l’alto senso civico, la biblioteca gli porge i più sentiti ringraziamenti».