Pesaro, 24 dicembre 2017 - I gomiti poggiati sul bordo piscina, dietro l’acqua blu increspata dal sole, la mano sinistra che mostra la "V" della vittoria, il sorriso che è una mezza linguaccia. Matteo Ghiselli detto "Ghiso" sfida tutti, anche la sua bara collocata proprio sotto, con quella foto grande proiettata sopra l’altare della parrocchia di Cattabrighe (FOTO). Chi ha voluto mettere lì quella foto, che è il manifesto della vita, dell’adolescenza, della forza atletica, dell’allegria, è uno capace di sfidare la morte anche dopo una tragedia che spezza le gambe a tutti, quella di un ragazzo di 15 anni, terzino sinistro della Vis, che mercoledì scorso fa la cena di Natale coi suoi compagni di squadra ma a casa non ci torna mai.

Una parrocchia piena come non lo è stata mai, quella che oggi ha dato l’addio al 15enne schiantatosi in sella al suo scooter (FOTO), sulla Statale, contro un’auto che gli ha tagliato la strada. Circa 2500 persone, uno dei sacerdoti che va fuori con la coppa per offrire le ostie della comunione alla gente, perché dentro non si riesce a passare. Decine di ragazzine amiche di Matteo, prima con gli occhi sbarrati, poi con gli occhi rossi.

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E poi la squadra. Sono in chiesa tutti i calciatori della società, dai 10 anni in su, fino a quelli della prima squadra: Ridolfi, Ale Rossi, qualche ex degli scorsi campionati. Poi gli allenatori e i dirigenti: l’allenatore di Ghiso, poi Riccardo De Simoni, poi i dirigenti, Guerrino Amadori, Maurizio Del Bene, qualcuno del passato, come Bizzocchi. Infine i compagni di squadra: schierati in doppia fila, sopra la giacca nera con lo sponsor e sotto la tuta biancorossa, nel corridoio principale della parrocchia. Reggono la commozione, all’inizio. Poi le lacrime dilagano, come per gli adulti. Don Michele Rossini legge il Vangelo di Marco, che parla di resurrezione, e cerca di trovare le parole giuste: "Non siamo soli - dice alla marea di gente – voi siete qui e cercate di alleviare il dolore".

Gaia, un’amica del cuore, dice quanto le mancherà uno come Matteo che una notte a Ferragosto è stato sveglio per lei: "Avevo ancora così tanto da darti, rimarrai il mio più grande amico". Poi sempre dall’altare le parole commoventi dell’insegnante dell’Agrario, la scuola di Matteo: "Quel braccio sempre alzato, la tua vita pulita tra scuola e calcio. La vita è fatta di incontri, sono felice che ci sia stato anche il nostro". Poi tocca ai compagni di squadra: "Sei ancora uno di noi, correremo e lotteremo per te". Sulla bara, che ha la corona di fiori dei genitori e della sorella Adele, la sua maglia numero 3 con le firme degli amici, e la sciarpa degli ultras Vis. Un pallone, forse firmato anche quello, nella mani di un papà che si allontana. L’applauso finale alla bara che esce sul sagrato. Sullo sfondo la linguaccia allegra di Ghiso, che ti guarda sempre dall’altare. Come quei terzini che puntano l’attaccante e gli dicono: "No, da qui non si passa". .