Pesaro, 14 gennaio 2018 - «A Pesaro la temperatura negli ultimi 50 anni è aumentata mediamente di oltre un grado, ma ciò che più deve preoccupare, è l’incremento dei fenomeni estremi. Le giornate molto calde e le notti tropicali sono cresciute significativamente dagli anni ‘90 in poi, e dal 2000 sono sempre più frequenti le ondate di calore». A raccontare come il clima stia impazzendo anche in città è Luca Barbadoro, assistente tecnico del progetto europeo Life Sec Adapt, che oggi pomeriggio alle 16, nella sala del consiglio provinciale, relazionerà nel convegno Lupus in fabula sull’evoluzione delle dinamiche climatiche a Pesaro. Un progetto che ha coinvolto 22 partner in Europa.

Dottor Barbadoro, cosa è emerso dai vostri studi?

«Abbiamo analizzato gli ottimi dati forniti dall’Osservatorio Valerio dal 1961 al 2015, concentrandoci su numerosi indici estremi riferiti a temperature e precipitazioni. Da questi è emerso un aumento della temperatura media cittadina di circa 1°, anche se sono altri i dati interessanti da analizzare: come le condizioni estreme che possono creare reali disagi, e la frequenza degli eventi estremi, molto più utili per valutare le conseguenze sul territorio».

Si spieghi meglio.

«Per esempio abbiamo contato la variazione delle giornate calde oltre i 25° e quella delle notti tropicali, in cui la minima non scende mai sotto i 20°. Entrambe sono costantemente aumentate. Se negli anni ‘60 le prime erano circa 60, negli ultimi anni sono diventate circa 100. Stessa cosa per le notti tropicali. Se negli anni ‘60 ce ne erano 10/20, negli ultimi 15 anni variano tra 30 e 40 (oltre 60 nell’estate del 2003). Insomma, è come avere un mese estivo in più all’anno».

Per non parlare della durata delle ondate di calore.

«Vero, fino agli anni ‘90 avevamo episodi sporadici, dal 2000 in poi sono diventati molto frequenti».

Cosa è cambiato invece per le temperature minime?

«Per esempio i giorni di gelo, in cui la minima è sotto lo 0°, sono molto calati in 50 anni. Abbiamo circa 10 giornate di gelo in meno all’anno. Questi dati hanno conseguenze importanti dal punto di vista ecologico e delle pratiche agricole».

E le precipitazioni?

«In questi ultimi 55 anni sono aumentati i giorni consecutivi siccitosi, ma contemporaneamente sono cresciuti i giorni bagnati con oltre 20 millimetri di pioggia giornalieri. Questo conferma l’aumento di fenomeni critici».

Che metodi avete usato per l’elaborazione dei dati pesaresi?

«Abbiamo adottato le procedure e gli algoritmi predisposti dall’Organizzazione Mondiale della Meteorologia attraverso il calcolo di indici climatici estremi».

I risvolti di questi studi?

«Serviranno per individuare strategie di adattamento, con indicazioni sia a livello comunale che regionale. Se il problema è la carenza idrica di un fiume, non basta intervenire su Pesaro, bisogna farlo su tutto il bacino. Inoltre daranno indirizzi su come comportarci in edilizia: non si dovrà puntare sulla climatizzazione delle case, ma sull’isolamento termico, sulla presenza di verde pubblico e sul suolo non impermeabilizzato».