Pesaro, 13 settembre 2017 - C’era tutto Borgo Santa Maria, l’altra sera, al centro sociale del Parco dei Tigli. Nel corso dell’assemblea convocata dai cittadini per risolvere il problema legato all’eccessiva presenza di profughi in quel quartiere, si è costituito ufficialmente un Comitato che ha raccolto la firma di 15 persone. «Si, c’è stata una grande partecipazione a questa riunione – ha detto Michele Alessandrini, organizzatore della riunione –, simbolo del fatto che questo problema sociale tocca tutti quanti noi e la prefettura non può non tenerne conto. Ora la nostra intenzione è quella di formulare, tutti insieme, una richiesta scritta per poter avere un incontro col prefetto». Quindi? «Quindi la prossima settimana ci riuniremo di nuovo, andremo a scremare la lista costituita questa sera e a tracciare insieme una petizione da sottoporre a Pizzi, con una serie di richieste». Nella sala affollata del centro, che non è riuscita a contenere tutti (in tanti sono rimasti fuori), c’erano anche gli assessori comunali Luca Bartolucci e Sara Mengucci. Non sono intervenuti, per rispetto nei confronti di un’assemblea in cui, come già espresso dai cittadini stessi, nessun politico doveva essere invitato («Non dobbiamo strumentalizzare politiche su un problema di carattere sociale», avevano detto i cittadini).

Intanto montava la rabbia. Un malumore legato soprattutto alla presenza di quei 122 profughi che, più di una volta, hanno dato segno di essere troppi, alcuni anche riottosi al rispetto degli altri. Così arrivavano le proposte, una dietro l’altra. Primo aspetto trattato, quello della distribuzione. «Ricordo che a Villa Fastiggi, Villa Ceccolini e Villa San Martino, non ci sono centri di accoglienza – ha esordito Dante Roscini, residente da sempre a Borgo, un passato da consigliere della Lega Nord –, perché dobbiamo prenderli tutti noi? Questo quartiere ha già i suoi problemi». Clarissa Gasparini, invece, che abita a Pozzo alto, dove ci sono 200 residenti e 35 sono profughi dentro Villa Clara, vorrebbe che «questo centro sia uno dei primi ad essere chiuso». Barbara propone di incontrare la coop Labirinto, «per capire che tipo di progetti predispongono per questi ragazzi, dove e come li impiegano».

Dalla richiesta di ridurne il numero al dialogo con le cooperative, per arrivare almeno ad un massimo di 15 profughi. Questa la linea su cui si sono accordati i residenti di Borgo Santa Maria e Pozzo Alto. Il giusto rapporto per un reale progetto di integrazione sociale che possa giovare anche alla comunità stessa. Tra i presenti, c’era anche il presidente del quartiere, Rodolfo Comes, che, a margine dell’assemblea, ha commentato così: «Il comitato nato questa sera sarà utile per poter accedere direttamente, tramite il sindaco, al prefetto. Chiederemo che venga prima dimezzato il numero di uno dei tre centri di accoglienza, poi di chiuderne un altro». Ora la palla rimbalza verso la prefettura, che peraltro aveva già assicurato la chiusura di uno dei tre centri. Restava solo (e ancora così è) da capire i tempi.