Montecopiolo (Pesaro e Urbino), 8 novembre 2017 - Nel 900, prima dell’anno Mille, iniziarono a edificarlo. Poi nel 1700 i residenti iniziarono a smontarlo. Una vera scelta sciagurata. Poi venne l’oblìo di tre secoli. Ma oggi del castello di Monte Copiolo sappiamo quasi tutto, e questo perché nel 2002, grazie a una convenzione tra l’allora Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche, il comune di Montecopiolo e l’Università degli Studi di Urbino, fu avviato lo scavo archeologico del castello di Monte Copiolo nel Montefeltro.

Il compianto soprintendente Giuliano De Marinis comprese fin da principio che per l’ateneo urbinate scavare la fortificazione montecopiolese rappresentava un viaggio alle origini della propria storia; da quel luogo, infatti, provenivano i conti di Montefeltro, duchi di Urbino.

Vi era poi un paese che aveva perso la memoria e sembrava, apparentemente, “senza una storia”. Il tessuto urbano del comune di Montecopiolo, rappresentato dall’odierno abitato di Villagrande, non mostrava alcun segno di antichità. La stessa memoria storica aveva subìto dei traumi, tant’è vero che il monte che sovrasta l’abitato villagrandese, il “monte Copiolo”, era ormai chiamato “Monte Roccaccia”.

«La Roccaccia? Io ci portavo al pascolo le pecore – raccontavano gli anziani del paese aggiungendo – e mentre portavo al pascolo le pecore trascorrevo il tempo a demolire quei muri; avrò avuto sei, sette anni».

Sorte simile, tra i due conflitti mondiali, è toccata a molti ruderi della provincia di Pesaro e Urbino.

Sotto la direzione di Anna Lia Ermeti e della competente Soprintendenza, dall’avvio dell’indagine archeologica sono trascorse sedici campagne di scavo, regolamentate da una concessione ministeriale e si sono avvicendate quattro amministrazioni comunali che, anche se di differenti correnti politiche, sono state tutte assolutamente propense alla valorizzazione dell’antico centro. Quest’ultima non è una informazione scontata. Il progetto di scavo, in questo modo, è cresciuto di anno in anno fino a divenire una summer school internazionale a cui partecipano studenti provenienti da ogni parte del mondo nell’intento di indagare un contesto estremamente rilevante nel panorama medievistico europeo.

Il castello di Monte Copiolo in una visione del Seicento (autore: Mingucci)

Nel tessuto archeologico italiano di àmbito medievale gli scavi di Monte Copiolo e quelli di Miranduolo, in Toscana, rappresentano i contesti estensivi più longevi, contesti che hanno formato centinaia di studenti.

Uno scavo archeologico non è mai simile a se stesso, con il trascorrere degli anni e con l’ampliamento delle aree indagate aumentano le informazioni a disposizione di chi fa ricerca e le “cose” da vedere, da visitare, per il pubblico.

Gli archeologi spesso creano dei modelli grafici di ciò che trovano, per restituire una veduta di come, un tempo, dovevano apparire le rovine quando non erano rovine.

La scorsa estate i ricercatori dell’università di Urbino, a seguito della sedicesima campagna di scavo, hanno dovuto aggiornare la “veduta” del castello di Monte Copiolo aggiungendo una cinta muraria, la sesta. Dagli ultimi scavi è infatti emersa una sorpresa inaspettata, mentre si cercava di localizzare il tracciato della quarta e della quinta cinta muraria è emerso un breve tratto di una sesta muraglia, ancora più ampia rispetto alle precedenti e databile al XV secolo.

Le fonti storiche attestano che il castello di Monte Copiolo non fu mai conquistato per assedio, ma cadde soltanto nelle occasioni in cui capitolò l’intero Ducato di Urbino. Spesso i duchi di Urbino si asserragliarono con l’esercito all’interno delle mura di Monte Copiolo per difendersi da nemici importanti come Sigismondo Pandolfo Malatesti, Cesare Borgia o Giovanni de’ Medici (detto dalle “Bande Nere”). Le sei cinte murarie, costruite nel corso del tempo dal X sino al XV secolo, sempre più ampie, restarono tutte attive, in contemporanea, rendendo quel centro (posto a una quota di 1033 metri sul livello del mare) inespugnabile. La recente scoperta non ha fatto altro che confermare, pertanto, l’importanza di quel sito per l’archeologia medievale europea e per la storia dello stesso Ducato di Urbino.

Il castello di Monte Copiolo e Montefeltrano I, ricostruiti da John Betti

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