Pesaro, 7 febbraio 2018 - Ancora scene di panico al pronto soccorso dell’ospedale San Salvatore, teatro poco meno di un anno fa dell’irruzione di unuomo armato di katana che cercava l’avventore di un bar con cui aveva fatto a pugni poco prima.

Questa volta non c’erano armi, ma l’episodio ha generato ugualmente grande spavento perché il reparto era gremito di persone in attesa di una visita medica. Tutto è accaduto nella serata di lunedì, intorno alle 20 e 30, quando un paziente, in evidente stato di alterazione, dopo l’accettazione al triage si è presentato nuovamente dagli infermieri roteando l’asta metallica a supporto di una flebo con l’evidente intenzione di scagliarla contro di loro. Bloccato da un infermiere, l’uomo è stato successivamente fermato del tutto dagli agenti di polizia intervenuti per evitare che l’episodio degenerasse nel peggior dei modi.

«Siamo abituati ad affrontare situazione difficili, anche a momenti di nervosismo da parte dei pazienti che comprendiamo perché in certi casi restano in attesa per ore. Ma l’insicurezza dell’incolumità personale è qualcosa di più pesante con cui convivere», ha ammesso il primario del pronto soccorso, Stefano Loffreda, tentando tuttavia di ridimensionare l’accaduto: «Per fortuna non siamo in uno scenario statunitense con mitragliatori e morti – ha affermato –. Stiamo parlando di una persona nota ai servizi della tossicodipendenza o comunque disagiata con problemi psicologici di base che, in un momento di scarso controllo di sé, ha minacciato il personale di turno. Ma non c’è mai stata la sensazione di un vero pericolo».

Quindi Loffreda ha ricostruito: «Il paziente si è presentato una prima volta nel pomeriggio perché non era rimasto soddisfatto di un colloquio avuto prima nell’arco della giornata. E’ stato messo in attesa, ma dopo pochi minuti ha deciso di andarsene, anche se il personale ha immediatamente segnalato il suo allontanamento alle forze dell’ordine perché la persona era in uno stato di evidente alterazione». Tornato a casa, un parente o un vicino di casa ha pensato che avesse effettivamente ancora bisogno di aiuto e l’ha riaccompagnato al pronto soccorso.

«Il problema – prosegue Loffreda – è che nel frattempo il suo livello di nervosismo è salito e quando è tornato per la seconda volta era molto più aggressivo, ha preso l’asta come se volesse scagliarla contro qualcuno». E’ stata immediatamente chiamata la Polizia, che in due minuti era già sul posto. Coincidenza ha voluto che l’infermiere che ha bloccato l’uomo in attesa degli aiuti sia lo stesso che a suo tempo aveva placcato l’aggressore della katana. «In realtà non c’era nessun bisogno di farlo – ha osservato il primario – è stato un eccesso di zelo da parte sua. Credo che i miei colleghi non debbano fare il lavoro che fanno benissimo altri». Certo è che questi episodi (lunedì mattina c’è stato anche un alterco tra professionisti al triage) non dovrebbero accadere in un luogo di cura. «Sono fatti sgradevoli in cui il cittadino, già in difficoltà per questioni di salute, si sente ancora più indifeso – ammette Loffreda –. Ma, ripeto, non c’è stato alcun pericolo per i pazienti. Di persone su di giri ne vediamo spesso, ma non per questo le possiamo respingere».