Pesaro, 8 novembre 2017 - Hanno bussato alla sua porta alle 6.10 di ieri mattina: «Guardia di Finanza, ci apra per cortesia». Un minuto dopo, Riccardo Concetti, 59 anni di Pesaro, è stato dichiarato in arresto per bancarotta fraudolenta. Un’ora dopo era in carcere a Villa Fastiggi. In quei momenti, l’ex titolare della Penserini costruzioni e di tanto altro ancora ha protestato la sua innocenza: «Perché mi arrestate? Cosa ho fatto? Non c’entro niente, e perché anche mia moglie?». Sì, perché è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare anche alla moglie di Concetti, ossia a Daniela Delfino, di 52 anni, ed anche a Fabrizio Santucci, 53 anni di Mercatello sul Metauro, che è apparso formalmente come titolare della Migliarini store dopo l’uscita di Concetti risalente al 2014. Denunciate altre persone, finite nell’inchiesta come «teste di legno», ossia il beneventano Presta e il pesarese Leo Muri.

Secondo la Guardia di finanza di Pescara, pur nella girandola di amministratori della Migliarini, era sempre Concetti che tirava le fila «avendo come obiettivo quello di azzerare il patrimonio, non pagare i fornitori e far fallire la società come appunto è fallita nel febbraio 2015 lasciando il cerino in mano ad un prestanome». Concetti gestiva 12 società commerciali, quasi tutte fallite oppure in stato di insolvenza ma con la Migliarini avrebbe affinato la spoliazione dei beni, prelevando somme in contanti dai conti societari, annotando costi fittizi, con acquisti di quote azionarie di altre società a lui riconducibili.

Scrive in una nota la Guardia di Finanza di Pescara: «Il dissesto finanziario della Migliarini trova origine dal reiterato depauperamento delle finanze societarie che ha poi causato uno stato passivo 7 milioni di euro. Le indagini dei finanzieri, durate oltre due anni, hanno consentito di accertare come la mente del gruppo (Concetti ndr), malgrado non avesse alcuna carica societaria, continuava a programmare e mettere in atto tutte le strategie economico-finanziarie della società, in completa autonomia rispetto agli amministratori formalmente nominati». L’indagine è stata chiusa per i due prestanome Presta e Muri, mentre per i coniugi Concetti e per il presunto complice Santucci l’inchiesta rimane aperta in attesa degli interrogatorio di garanzia. Da cui potrebbero arrivare sviluppi investigativi.

Ma qual è stato il motivo per arrivare, a distanza di due anni e mezzo dal fallimento della ditta, agli arresti? Secondo quanto si è appreso, i magistrati temevano che Concetti potesse, con la sua rete di conoscenze, reiterare il reato di distrazione dei denari o comunque fosse in grado di inquinare il quadro probatorio. E non solo lui. L’arresto, seppur ai domiciliari, della moglie fa pensare che lo stesso timore fosse presente per la consorte dell’ìmprenditore la quale figura come detentrice di alcune quote di società dell’universo Concetti, come la Start. Ma l’imprenditore pesarese, soltanto nel 2011, uscì dall’anonimato per aver conquistato con la Penserini costruzioni un appalto in Brasile da 600 milioni di euro per trasformare le favelas in ridenti quartieri. E proprio in quei momenti aveva acquistato la catena alimentare Migliarini, fallita quattro anni dopo. E in Brasile ci sono ancora le stesse favelas.