Pesaro, 2 febbraio 2017 - Nel day after del Rossini Opea Festival regna il silenzio.

Nessuna sembra voler commentare le recenti vicende che hanno portato alla sostituzione di figure storiche del festival come Simona Barabesi e Welleda Fochesato Donovan, che arrivano un anno dopo il siluramento del direttore generale Flavio Cavalli.

Tre incarichi apparentemente non determinanti nelle scelte artistiche di un festival ma con un peso importante.

Il direttore generale, la responsabile dell’Ufficio stampa, e quella delle pubbliche relazioni non sono esattamente ruoli di secondo piano in un festival dal prestigio internazionale come il Rossini Opera Festival. E la rimozione o, meglio, il mancato rinnovo dei contratti in scadenza a Flavio Cavalli, Simona Barabesi e Welleda Fochesato Donovan, appaiono a chi conosce bene dinamiche e ingranaggi del festival, più come frutto di un disegno preciso piuttosto che come un normale avvicendamento per ragioni anagrafiche.

Di fronte all’anticipazione del Carlino della mancata riconferma dopo oltre 30 anni, da parte del consiglio di amministrazione del Rof, de capo ufficio stampa Simona Barabesi e della responsabile delle pubbliche relazioni, Welleda Fochesato Donovan, il silenzio sembra la parola d’ordine.

Nessuno al festival vuole rilasciare dichiarazioni.

In primis il sovrintendente Gianfranco Mariotti, che pure ha affidato per trentatré anni il rapporto del suo festival con giornali, radio e tv alla Barabesi, preferisce non commentare le decisioni prese dal Cda. Stessa cosa per il neo responsabile di quell’ufficio, il figlio Giacomo Mariotti che con la giornalista toscana ha collaborato sin dall’inizio.

Anche Welleda Fochesato Donovan, pur amareggiata, preferisce non commentare il mancato rinnovo del contratto scaduto lo scorso agosto dopo ben 29 anni di collaborazione. Anche lei, come la Barabesi non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale.

E ad entrambe è dunque suonata come una beffa la lettera di ringraziamento del sindaco arrivata quanto meno intempestivamente.

Insomma se la forma è sostanza è comprensibile l’amarezza delle due signore («Il modo m’offende», ha dichiarato al Carlino Simona Barabesi) che al Rof hanno indubbiamente dato un grande contributo in termini di impegno, competenza e professionalità.

Alla base di questa scelta il riferimento alla legge Madia che impedisce di dare incarichi direttivi, in enti come il Rof finanziati dallo Stato, a pensionati di ogni ordine o grado.

E trattandosi di ruoli, sulla carta, direttivi, la copertura legislativa appare pressoché ineccepibile.

Anche se suona beffarda la scelta di questa motivazione da parte di un ente che poco più di un anno addietro ha prolungato l’incarico di sovrintendente a Gianfranco Mariotti, il creatore e fondatore del festival, aggirando la legge Madia all’insegna del «non è un incarico direttivo, essendoci un direttore artistico e un direttore generale». Come dire che ciò che vale per le signore non vale per il dominus, fino a ieri, del festival rossiniano.

Nessuna dichiarazione ufficiale, almeno per ora, anche dai membri del Consiglio di amministrazione.