Pesaro, 13 luglio 2017 - Doveva essere il suo segreto. Il suo attimo di evasione dopo anni di tran tran quotidiano, tra figli (tre) da tirar su, il marito, un lavoro e la casa. Madre, moglie, imprenditrice e casalinga impeccabile. E soprattutto etero. Almeno fino a quel momento. Fino a quando è arrivata lei. Già, lei. Ed è stato subito amore, passione, sesso. Tre mesi di relazione saffica, intensa, profonda. Ma clandestina. E tale sarebbe dovuta rimanere. Se non fosse che, tra il tarlo dei sensi di colpa e il pressing degli impegni famigliari, la prima, una 42enne titolare di un bar a Fano, decide di chiudere quella parentesi. Ma l’amante, 46 anni, anche lei fanese, dipendente di un supermercato, non ci sta. E quel paradiso di emozioni proibite si trasforma presto in un inferno. Un inferno di persecuzioni che ha visto finire alla sbarra in Tribunale a Pesaro, con l’accusa di stalking, l’ex amante 46enne.

Dopo la fine della relazione (i primi mesi del 2015), l’imputata, che non si dava pace per l’abbandono, ha messo in atto una serie di persecuzioni quotidiane incessanti. In un primo momento, la mamma 42enne (che si è costituita parte civile con l’avvocato Francesca Santorelli) aveva provato a tenere buona la sua ex cercando di trasformare in amicizia quella passione. Ma senza successo. La 46enne ha così cominciato a tartassarla di sms, anche fino a 100 al giorno. Messaggi in cui le chiedeva sempre la stessa cosa: di tornare insieme. Una persecuzione che la vittima ha pensato di stroncare cambiando il numero di cellulare. Ma la cura è stata peggio del male. La stalker ha preso a pedinare la donna ad ogni ora e luogo del giorno. Sotto casa, al bar, in piscina e a scuola dove portava i bimbi. «Devi tornare con me, voglio stare con te, voglio fare l’amore con te» le ripeteva ad ogni approccio. Fino a quando la situazione non è diventata insostenibile. E la vittima non si è vista costretta a rivelare tutto al marito
 
Poi è passata alla maniere forti. Ha fatto un esposto contro la sua stalker. Da lì è scattato l’ammonimento del Questore di Pesaro. Che però non è bastato a fermarla. La 46enne ha continuato con gli appostamenti. La denuncia è così partita d’ufficio. Il caso è arrivato sul tavolo della Procura. Poi a processo. Ma nel frattempo c’è stato bisogno anche dell’intervento del gip che ha imposto all’imputata il divieto di avvicinamento alla vittima. E sembra che almeno per ora, l’ordine del giudice funzioni. Occhio non vede, cuore non duole. Almeno fino alla prossima udienza di novembre. Quando le due ex saranno di nuovo in aula.