Pesaro, 9 ottobre 2017 - Incassavano direttamente loro il ticket di 50 euro per il rinnovo della patente. E quasi tutti si dimenticavano di versarli nelle casse dell’Asur. Sono 24 i medici di Asur area vasta 1 a cui è stato chiesto di restituire ciò che non hanno diritto di tenere. Di fronte alle lettere di addebito, molti si sono giustificati dicendo di non averci fatto caso, altri che si erano dimenticati di versarli sul conto dell’Asur, qualcuno ha negato di averli percepiti e infine c’è chi ha ammesso di averne incassati fino a 10mila euro «ma in buona fede». Sono tutti ticket pagati dagli utenti esclusivamente per il rinnovo della patente.

L’ammontare dei diritti per questa incombenza è pari a 50 euro, soldi che non dovevano essere trattenuti dal medico ma fatti versare alla cassa. Invece, da una indagine della guardia di finanza, è uscito fuori che questo flusso di denaro ininterrotto finiva direttamente ai medici per un ammontare accertato di 50mila euro. Che a rate o in un’unica soluzione i 24 sanitari hanno iniziato a restituire. A dire il vero non tutti. C’è chi contesta che abbia preso quei soldi, spiegando di non averli percepiti perché erano parenti o amici i richiedenti la visita per il rinnovo e pertanto non ha chiesto loro dei soldi. Per cui, pensa di non versarne alla cassa.

Nei loro confronti è stato aperto sia un fascicolo dall’ufficio personale delle due aziende sanitarie sia un’indagine della procura della Repubblica, in particolare dal sostituto procuratore Sante Bascucci. Il quale ha fatto spulciare un lungo elenco di persone che hanno richiesto il rinnovo della patente facendo chiedere loro se ricordavano a chi avessero pagato il ticket. La risposta, sconcertante, è che nessuno ricordava se e a chi avessero pagato quel ticket. Per ricostruire i conti, è stato chiesto all’ufficio contabilità di Asur quante pratiche di rinnovo patenti erano state definite e quanti ticket corrispondenti erano stati incassati. «Abbiamo visto che c’erano dei conti che non tornavano – dice Giovanni Fiorenzuolo direttore Asur – per questo abbiamo avviato le richieste di rimborso ai vari medici che hanno firmato le pratiche di rinnovo senza la corrispondente cifra versata da parte dell’utente. E quasi tutti hanno iniziato a restituire».

Quello che è certo in questa vicenda che appare incredibile è il pagamento del ticket da parte degli utenti. Tutti hanno detto di aver versato quanto previsto seppur non ricordano a chi. Per la procura della Repubblica, almeno nei casi più eclatanti, si prospettano all’orizzonte alcuni reati come l’abuso d’ufficio e il peculato ma l’indagine non è al termine e quindi non è chiaro ciò che viene loro addebitato.

Per il direttore di Asur area vasta 1 «sono situazioni che vengono alla ribalta anche grazie al lavoro di controllo da parte degli uffici del personale e della contabilità, che lavorano in stretto rapporto con l’autorità giudiziaria». La Corte dei Conti ha ricevuto dalla procura di Pesaro tutti i fascicoli riguardanti i medici responsabili di questo «accantonamento» privato di denaro pubblico per un totale di 50mila euro.