Urbino, 18 aprile 2017 - In questi giorni chi dovesse andare (come è bene che sia) all’Oratorio di san Giovanni per vedere gli affreschi dei Salimbeni, si trova di fronte una sorpresa: “Apriti libro!”, una mostra (fino al 14 maggio) promossa dalla Confraternita di san Giovanni Battista e Kaus Urbino e in collaborazione con la Fondazione Claudi di Roma.

Sentiamo parlare sempre della tradizione urbinate del libro d’arte che è radicata nella Scuola del Libro e portata avanti con risultati straordinari anche dall’Accademia di Belle Arti. Ma quando scopriamo cosa ha prodotto in questi ultimi anni con i suoi corsi per stranieri e i suoi rapporti internazionali l’Associazione Kaus Urbino, c’è da rimanere incantati.

Kaus, fino al 2012 ha lavorato in città con corsi che attiravano studenti da tante parti del mondo, e dai rapporti generati con queste attività, nel tempo ha invitato e ospitato gratuitamente 85 artisti che hanno poi realizzato i 70 libri fino ad oggi prodotti.

Libri d'autore prodotti dall'Associazione Kaus

Qual è il miracolo, se così si può dire, di Kaus? Quello di produrre volumi di grande qualità grafica (a tiratura limitatissima, tanto da trasformarli in veri tesori), interagendo con artisti che arrivano non solo dall’Italia, ma anche (e par di capire soprattutto) da Polonia, Spagna, Lituania, Bulgaria, Bosnia Herzegovina, Serbia, Stati Uniti, Lussemburgo, Egitto, Slovenia, Svizzera, Albania.

All’Oratorio urbinate, troviamo quindi una settantina di libri d’artista che manderebbero in estasi anche il più assuefatto dei bibliofili. C’è da scegliere se rimanere incantati dagli argomenti scelti (variazioni su architetture, paesaggi, personaggi o visioni ispirate da Umberto Piersanti o Claudio Claudi) o la manifattura vera e propria, curata fino alla maniacalità, con un vero campionario di tecniche, dalla calcografia alla xilografia, al collage, la tipografia a mano, il carboncino.

Di ogni volume esistono dieci copie, a volte meno, raramente appena di più. Il che vuol dire una cosa: gli autori sono rimasti artisti al cento per cento, non sono neanche lontanamente caduti nella tentazione di farsi artigiani delle loro opere, perché stampando tirature così basse, mantengono il rapporto di fisicità unica con i loro lavori.

Libri d'autore prodotti dall'Associazione Kaus

I visitatori possono infilare un paio di guanti di lattice blu, così le mani spiccano, e iniziare a sfogliare lavori. «Il libro normalmente è una specie di magazzino che può contenere testi e immagini ideate, pensate e realizzate in ambiti esterni sia temporalmente che spazialmente al libro stesso», spiega Giuliano Santini, anima di Kaus Urbino.

«Sono innumerevoli i modi e i mezzi con i quali si può creare un libro per cercare di dare un senso complessivo a quella che è la parola, ma anche alle immagini che a volte stanno dentro le parole. Per questo nel ’900 sono nati movimenti artistici come Poesia Concreta e Poesia Visiva che hanno dato un nuovo “respiro” all’idea di libro e al rapporto parola/immagine».

Questi, allora, sono libri... in apparenza; non confondiamoci dalla forma. Sono di più. «Il libro non svolge più la funzione di raccoglitore, ma diventa esso stesso l’opera d’arte, un’opera totale – dice Santini –. Per questo non può essere visto dal pubblico da dentro una seppur bella bacheca di vetro, ma deve essere toccato, sfogliato, letto».

Libri d'autore prodotti dall'Associazione Kaus

Alcuni sono rilegati in modo insolito per i nostri tempi: a leporello. Questo termine così sfuggente all’orecchio contemporaneo, ci riporta alla tradizione di realizzarli su un’unica striscia di carta, quasi una fisarmonica, e una volta aperti per intero possono occupare un tavolino.

Per questo motivo il curatore della mostra li ha appesi in verticale «sono semi aperti – dice Santini – perché così è un invito ad un coinvolgimento diretto dello spettatore con delle opere che se viste attentamente ci raccontano molto dal punto di vista creativo e del pensiero umano».

Libri d'autore prodotti dall'Associazione Kaus

Questi lavori sono nati dal confronto tra Santini e gli autori che hanno assorbito tantissimo della civiltà urbinate; ogni opera è anche la sintesi di dibattiti, litigi per problemi tecnici, incontri imprevisti, momenti in solitudine.

Chi ama i libri si esalta fino alla paranoia per questi volumi, è certo. Ma tanto per tornare alla realtà, tanto per andare a sbattere contro un muro di granito, basta informarsi un po’ e scoprire che Kaus Urbino non ha più una sede da anni (prima era dentro l’edificio dell’Isia). Archivio, lavori, incisioni, non si sa dove andranno a finire. Urbino vedrà svanire questo patrimonio? Forse. Anzi, è probabile.