Pesaro, 13 novembre 2017 - La ‘biscia’ non striscia: romba. Quindi fa rumore, alza la polvere, disturba. La biscia ‘morde’, azzanna quella conca paradisiaca del territorio di Tavullia: querce, prati, silenzio e declivi da cartolina. Proprio dove nel 2011 il Comune di Tavullia costruisce appunto la ‘biscia’, la pista per farci allenare Valentino Rossi, (che poi, da delibera comunale, deve fare anche ‘lezione ai ragazzi’), e i piloti del Motor ranch. Perchè Vale, con quella pista, ha una certa familiarità: il rappresentante legale della Test Trak, nuovo nome della ‘Biscia srl’, società che quell’area (circa 100mila metri quadri) possiede, almeno nel 2011 era proprio Graziano Rossi, padre di Vale.

Tavullia, Valenino e la pista della discordia. Ce n'è un'altra in progetto

In contemporanea con la ‘biscia’ nasce la guerra che si trascina ancora oggi dei proprietari delle ville che si affacciano su quella conca, che al massimo vogliono sentire il rumore di una foglia che cade, non certo i vrooom delle moto di Vale e company: i colori delle tute non legano col blu del mare, che incredibilmente si vede da qui, spuntare tra le colline.

La guerra è andata avanti per 7 anni, ma l’assalto alla baionetta è adesso, con le memorie che gli avvocati (tra cui Gaia Brusciotti) dei tre proprietari – all’inizio i ricorrenti erano in 5, gli altri due si sono sfilati – hanno prodotto al Tar Marche. Mercoledì scorso l’ultima udienza di discussione. Ma nel frattempo è nato, anzi spuntato, un piccolo colpo di scena. Anzi otto. Sono i pali della illuminazione – alti 7 o 8 metri ciascuno, in legno – che giorni fa qualcuno ha piantato sulla pista.

Velentino Rossi con Morbidelli, una cena per festeggiare

«Devono illuminarne una parte», dice la sindaca di Tavullia, Francesca Paolucci, che rimanda per maggiori informazioni all’ufficio Urbanistica del suo comune. Visti dai ricorrenti, quei pali sono però un guanto di sfida tirato in faccia a loro: «Ma come, ancora il Tar si deve esprimere e questi ci piantano i pali, hanno già capito che vinceranno?», era la frase che girava ieri, tra gli sconsolati. La decisione del Tar? Indicativamente ad anno nuovo.

MotoGp Valenzia 2017, Marquex capione, Valentino quinto

Le foto di Valencia 2017

ANSA

Ora, non è che il disturbo, almeno a sperimentarlo sul posto, sembra devastante, ma in effetti ieri le moto non c’erano, quindi neanche polvere e rumori. Va calcolato, poi, che la distanza minima delle ville di questi agguerriti proprietari è di circa 500 metri. Solo che «il pomeriggio i residenti non riescono a dormire», scrivevano gli avvocati nel primo ricorso al Tar, fine 2011.

Non solo: le moto non ci girano tutti i giorni e a tutte le ore. Ma ieri un paio dei proprietari di case erano terrorizzati: «Pensa – dicevano in coro due dei ricorrenti, Michele Mucciacito e Maria Elisabetta Pesci – se ora che Valentino è alla fine della carriera, verrà qui più spesso».

«Io contro di lui non ho nulla – aggiunge la seconda –, anzi quando vince sono contenta, ma il rumore dà fastidio, anni fa sono andata anche dal dottore per lo stress, uno viene in campagna per stare in pace e ti arrivano le moto». Caprette trasferite, asini innervostiti, l’idillio che si spezza. E pensare che la pista nasce come «impianto sportivo educativo di interesse pubblico», come scritto nella determina del Comune di Tavullia. «Ma voi pensate che se un qualsiasi privato, che non rimandasse al nome di Valentino, avesse voluto fare una cosa del genere, gliel’avrebbero fatta fare, qui?», diceva ieri Mucciacito, uno dei ricorrenti. Anche la ‘biscia’ ha il veleno nella coda.