Tavullia (Pesaro), 10 gennaio 2018 - Hanno lavorato per dieci anni come custodi della villa di Valentino Rossi, in strada dei Mandorli a Tavullia. Poi, alla vigilia di Natale del 2016, sono stati licenziati «perché la villa veniva posta in vendita e si scioglieva la società (Domus Mea, legale rappresentante Graziano Rossi) che ne deteneva la proprietà». Infatti diventava proprietario della villa l’unico socio, ossia Valentino Rossi. 

A distanza di un anno la dimora è ancora di proprietà del campione, mentre i coniugi Victor Untu e Jigan Zinaida, marito e moglie, 62 e 60 anni, nazionalità moldavi, gli ex custodi, si sono rivolti ad un legale per trascinare Rossifumi (e il padre Graziano quale rappresentante della società Domus Mea) davanti al giudice del lavoro di Pesaro, affinché paghino loro sei mesi di indennità risarcitoria e cinque anni di straordinari non percepiti. L’indennità è stata calcolata con uno stipendio mensile per Victor di 2600 euro, per la moglie che svolgeva le pulizie per 1600 euro, compresivi di 13° e Tfr. La somma degli straordinari non pagati ammonterebbe a 89mila euro, per una richiesta totale di 114mila euro.

A proporre la causa di lavoro per conto della coppia di ex custodi è l’avvocato Mario Del Prete, che dice: «Ho chiesto al giudice di interrogare Valentino Rossi perché confermi di aver detto nel 2006, al signor Untu, di espletare tutto il lavoro necessario per il buon mantenimento e conservazione del complesso come se fosse casa sua. Chiediamo che il giudice condanni in solido i Rossi, padre e figlio, al pagamento di quanto spetta ai miei clienti, licenziati in maniera traumatica il 24 dicembre e il 27 dicembre del 2016». 

Per meglio far comprendere il lavoro svolto dai custodi, il legale ha spiegato che i suoi clienti lavoravano in estate dalle sei e mezza del mattino alle 21.30 e in inverno dalle 8.30 alle 18.30 per accudire un parco di 20.000 metri quadrati, con una grande piscina, giardini, una palestra con terrazza bar e varie attrezzature, garantendo potatura degli alberi, taglio dell’erba, manutenzione siepi e aiuole. Soprattutto dovevano provvedere a controllare «...due chilometri di recinzione con irrigazione delle siepi con accensione manuale delle centraline oltre a controllare 11 porte con sensori, 9 telecamere, 21 finestre, 9 stanze con sensori, un cancello automatico, 38 fari. E poi disinfestazione da mosche e zanzare». Visto che i custodi nel 2011 avevano ottenuto 10mila euro per sanare le pretese passate, sono rimasti aperti i conteggi degli straordinari che i due coniugi vantano di aver effettuato dal 2012 al 2016. 

Tutt'altra opinione quella degli avvocati di Valentino Rossi, ossia Virgilio Quagliato (legale di fiducia della Cgil provinciale) e Giacomo Cancellieri, i quali negano che gli ex custodi abbiano fatto straordinari per il principio che è il datore di lavoro a doverli richiedere, e Valentino non li ha mai pretesi visto che non c’era mai, e soprattutto contestano che i lavori di manutenzione a giardino e piscina siano stati fatti dai custodi. Per questo hanno depositato un lungo elenco di ditte e di fatture per i lavori svolti. Udienza fissata per venerdì 12 davanti al giudice Maurizio Paganelli.

FRANCO MORBIDELLI