Pesaro, 8 ottobre 2017 - Una classifica, quella portata alla ribalta dall’ufficio studi della Cna, che è una vera e propria secchiata d’acqua gelata: la provincia di Pesaro e Urbino è terza in Italia per imprese chiuse nell’artigianato. Peggio della nostra provincia solamente Lucca e Palermo.

La Cna parla «di un poco onorevole terzo posto». Un cimitero che ha radici lontane: il dato, che prende le sue basi dal registro delle imprese artigiane negli albi della Camera di Commercio, dice che in questo momento gli artigiani iscritti in provincia sono 11.282, mentre nel 2009 erano 13.745. In otto anni si sono perse per strada poco meno di 2500 imprese pari al 20 per cento. «Questi dati – commenta il presidente provinciale della Cna Alberto Barilari – non ci stupiscono. Che la nostra provincia, una delle più artigiane d’Italia potesse totalizzare numeri peggiori di altre, era nei numeri. Certo, piazzarsi al terzo posto nella classifica di quelle che hanno perso più imprese a livello nazionale fa molto male, soprattutto pensando al grande patrimonio di micro e piccole imprese di cui era ricco il nostro territorio».

Per la cronaca e se può consolare, su tutto il territorio nazionale sono solamente due le aree che hanno visto un incremento di imprese artigiane nello stesso arco di tempo. E sono l’area di Bolzano e quella di Monza-Brianza. Tutto il resto del Paese non ride anche se la nostra provincia è tra quelle messe peggio in assoluto.

Dai dati emerge che la crisi esplosa nel 2009 ha avuto un effetto dirompente sul tessuto produttivo provinciale: «La crisi non è ancora alle spalle – dice il segretario provinciale di Cna Moreno Bordoni –, Ci sono piccoli segnali confortanti nell’export e nella ripresa della manifattura. Ma non siamo ancora fuori dal tunnel. Anzi i contraccolpi , dovuti alla recessione ancora non sono finiti».

All'interno del dato generale, vi sono poi due segmenti produttivi che maggiormente hanno subito i contraccolpi della crisi del mercato: l’edilizia in particolare perché la caduta delle attività produttive ha investito l’intera base, in larga parte costituita da imprese artigiane. «In altri casi però – scrive l’associazione – è il modello artigiano a non avere retto all’impatto della crisi determinando così una diminuzione del numero delle imprese».

Altro segmento duramente colpito è quello dei trasporti dove ormai da anni si parla di concorrenza anche sleale da parte di autotrasportatori dell’est. «In questo settore – dice Bordoni – a fronte di una diminuzione ampia del numero di imprese, si riscontra un aumento di imprese non artigiane. E’ verosimile che in questo contesto, la crisi abbia determinato una riorganizzaazione del settore favorendo in particolare le imprese di dimensioni maggiori, ma anche la concorrenza sleale dei vettori stranieri, in particolare dell’Est Europa».

Tutto nero? No, perché sia Bordoni che Barilari poi aggiungono: «Non deve venir meno la fiducia in una ripresa. Ci sono dati confortanti relativi alle imprese che si iscrivono. In questi ultimi mesi si è registrata una lieve impennata delle iscrizioni. Una dato che va letto positivamente insieme ad altri indicatori – export e ripresa della produzione –, orientati ad una lieve ripresa. La Cna continuerà a monitorare dati e indicare strategie, oltre a mettere in campo la propria struttura per aiutare le imprese a rimanere sul mercato».