Jesi (Ancona), 26 novembre 2015  - Nuova Banca Marche e scenari futuri, sindacati all’attacco contro Banca d’Italia che per due anni e mezzo ha commissariato la vecchia Banca Marche. Ora la Fabi, seguita subito dopo dalle altre sigle, parla di «un esproprio» ai danni dei risparmiatori e di una «vittoria di Pirro», nonostante le «parole trionfali di lunedì del nostro nuovo presidente Roberto Nicastro e dell’ad Luciano Goffi sulla buona riuscita dell’operazione». I sindacati Fabi, First Cisl, Fisac Cgil e Uilca fanno sapere di aver chiesto precise garanzie sul futuro occupazionale dei 3mila dipendenti al nuovo amministratore delegato ex ed ex amministratore delegato Luciano Goffi.

«Al momento  – commentano i sindacati – non sono previsti interventi sulla struttura con conseguenti sacrifici del personale. E hanno escluso, Goffi e il direttore del personale Lorenzo Riggi, spezzatini, vendite parziali o cessioni di rami di azienda. Ma esprimiamo forti perplessità rispetto alla costruzione stessa dell’intervento, che si fonda sul presupposto da approfondire di una situazione patrimoniale complessiva ben peggiore a qualsivoglia previsione e su una conseguente necessità patrimoniale che lo stesso Fitd mai aveva ipotizzato. La copertura del monte sofferenze, per oltre l’80 per cento, non ha paragoni in alcuna azienda concorrente e ci sembra essere stato elemento scatenante delle nuove ed ingenti perdite che hanno comportato l’azzeramento del valore dell’azione e delle obbligazioni subordinate». «Avevamo chiesto – aggiungono le sigle sindacali – a tutti e in tutte le sedi una forte attenzione sul cruciale tema del credito deteriorato e un particolare impegno per il suo recupero. Nulla è stato fatto».

«La nostra classe politica, che oggi si rallegra per un’operazione, voluta e imposta da una burocrazia europea alla quale non ha saputo come al solito opporsi, che di fatto ha impoverito indiscriminatamente oltre 40mila famiglie marchigiane, attraverso un vero e proprio ‘esproprio’ è bene che si interroghi sul perché si è aspettato tanto per intervenire e se tutte le valutazioni sono state fatte in modo corretto. Per noi no. La classe dirigente di Banca d’Italia – aggiungono – ha inutilmente ispezionato più volte le 4 banche senza sollevare particolari istanze ne’ sanzioni ha negli anni affermato che il nostro sistema bancario era sano, impiegato anni per risolvere la questione. Ha perso oltre un anno dietro l’ipotesi assurda di Fonspa». E poi ancora: «Non pensino i nostri politici di poter scaricare su altri, a partire dai lavoratori. Se vittoria è allora è una vittoria di Pirro».

I sindacati chiederanno un incontro alla nuova proprietà proprio per chiedere garanze sul futuro del nuovo istituto di credito ponte che non dovrebbe aver vita più lunga di sei mesi e che poi dovrà essere ceduto ad un nuovo acquirente. Si parla di CariParma tramite Crédit agricole, ambizioso l’obiettivo di mantenere gli attuali 2.847 dipendenti e 324 filiali nel centro Italia.