Pesaro, 10 novembre 2017 - “Il sistema economico della provincia mostra piccoli segnali di ripresa ma ancora non sono consolidati. Le difficoltà più pesanti sono passate, ma oggi non possiamo parlare di stabilità”. È il commento del presidente della camera di commercio Alberto Drudi, ai dati del terzo trimestre relativi al movimento delle imprese e previsionali dell’occupazione sul quarto trimestre di quest’anno. 1573, sono le nuove attività iscritte al Registro delle Imprese nei primi nove mesi del 2017, quasi cento in meno rispetto a quelle del 2016, 1640 sono invece quelle che risultano cessate.

Uno spiraglio di luce arriva dal trimestre luglio-settembre dove si evidenzia la crescita del settore terziario, in particolare delle imprese agricole e quelle del mobile. Rimane negativo, invece, il trend delle costruzioni e del commercio. “Molte produzioni manifatturiere della nostra provincia devono fare i conti con la presenza di nuovi produttori mondiali, a cominciare ad esempio dai mobilieri russi – ha spiegato Amerigo Varotti, vicepresidente della camera di commercio -. La ripresa delle grandi economie mondiale porta i cittadini ad avere più soldi in tasca e a viaggiare più. Tutto si traduce, anche per la nostra provincia, in un’esplosione nel settore dei servizi, a cominciare da quelli legati al turismo e alla cultura”.


Spaventano i numeri relativi all’occupazione. “Il tasso di disoccupazione della nostra provincia al 12,5% nel 2016 (era 11,6% nel 2015) è inaccettabile – ha detto Drudi – specie se paragonato a quello regionale salito l’anno scorso al 10,6% (dal 9,9%) e a quello nazionale, sceso all’11,7%. Pesaro Urbino ha bisogno, più di ogni altra provincia marchigiana, di una cura shock per invertire la rotta e, soprattutto, per dare ai giovani speranze di occupazione reali e stabili”. Le previsioni per il quarto trimestre vedono 4.880 nuove assunzioni tra piccole, medie e grandi imprese. La richiesta più alta si avrà proprio nel settore dei servizi in particolare alloggio e ristorazione, seguono commercio e servizi alle persone. Le entrate riguarderanno solo per il 9,4% i laureati e per il 39% ragazzi con meno di 29 anni.