Fermignano (Pesaro e Urbino), 22 agosto 2017 - Sui social è il riferimento medico per eccellenza: Roberto Burioni, ordinario di virologia e microbiologia nonché direttore della scuola di specializzazione dell’Università Vita del San Raffaele, è anche il più citato dai politici quando si tratta di contrastare le tesi antivacciniste. Tra questi c’è anche Matteo Renzi che non perde occasione per elogiare il suo libro «Il vaccino non è un’opinione».

Ma adesso l’idea del segretario del Pd pare sia proprio quella di convincere il medico di 54 anni, star social con quasi 300mila follower, sostenitore a spada tratta della necessità di vaccinarsi, a candidarsi alle Politiche del 2018. L’intenzione di Renzi sarebbe quella di aprire il Pd a figure di prestigio, come quella del virologo, contro il pressing dei capicorrente. Burioni, che è in vacanza nella casa di famiglia a Fermignano, paese dove è cresciuto e suo padre è stato un apprezzato medico condotto, non nega né smentisce il corteggiamento. 

Il silenzio è forse una conferma che ci sta pensando? 
«Non ho nulla da dire semplicemente perché sono abituato a commentare le cose reali – risponde il professore –. Essendo un uomo di scienza, fornisco risposte solo quando arrivano domande» dice sibillino, precisando: «Mi sento a tutti gli effetti un docente, sono a mio agio con gli studenti e i miei collaboratori, in laboratorio. Tutto sommato mi trovo bene anche su Facebook, perché a tutti gli effetti è come fare una lezione ad una platea più vasta, o nella stesura di libro, perché ritengo che faccia parte dei compiti di un professore. Ma non ho mai pensato ad un impegno politico, non so nemmeno se sono in grado di assumerlo. E’ uno scenario inaspettato sul quale però preferirei non rispondere». 

Ma la proposta è arrivata o no? 
«Non voglio commentare, quando ci sarà qualcosa di concreto non avrò difficoltà a farlo». 

Nel frattempo, Burioni si scalda i muscoli partecipando ai dibattiti della Festa Pd di Pesaro. Su invito di Matteo Ricci, ha accettato di parlare di vaccini nell’incontro di lunedì 28 agosto. Chi lo conosce bene sa, però, che il virologo è contento delle posizioni prese dal governo sulla salute, in particolare per quanto riguarda la legge sui vaccini obbligatori per l’ ammissione a scuola con multe da 100 a 500 euro (non più di 500 euro fino ad un massimo di 7500, come invece prevedeva la prima stesura del decreto Lorenzin) per i trasgressori.

Ma finora Burioni si è sempre tenuto lontano dalla politica in senso stretto. A prendere una tessera di partito non ci pensa, anche se la sua battaglia contro le fake news è molto popolare. «Le bugie e i ragli dei somari che affollano la Rete valgono meno di zero» ha scritto su Facebook, ristabilendo le distanze tra chi sa e chi no: «Qui ha diritto di parola solo chi ha studiato, e non il cittadino comune». Burioni va dritto nella sua battaglia a favore della scienza, non fermandosi neppure davanti alle minacce di morte o a chi vuole screditarlo accusandolo di essere al soldo di Big Pharma. Un piglio diretto che certo non dispiace all’ex premier Renzi.