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SCAVOLINI SPAR

Il consorzio tira le fila:
"Bisogna rivedere le regole"

Fabio Mulazzani spiega le ragioni dei 18 soci. Pino Sacripanti aspetta l'ok per cominciare a tessere la tela sul mercato

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Sacripanti Pesaro, 8 maggio 2008 - Sacripanti si è chiuso in sede con la sua scorta di cassette da visionare e le sue telefonate da fare, in attesa di sapere dalla proprietà quanto c’è da spendere sul mercato. Perché, inutile girarci intorno, tutto parte dal 'grano'. E Vellucci ha dato due settimane ai consorziati per far sapere chi ci sta ancora e chi invece vuole uscire.

 

Il rischio, oggi come oggi, è di avere un budget inferiore a quello dello scorso anno a fronte di un obiettivo superiore da centrare, playoff e rientro nel giro delle coppe: un po’ difficile far tornare l’equazione, soprattutto per chi deve fare la squadra e deve azzeccare gli uomini giusti non avendo però montagne di euro da offrire. Il sindaco è stato interpellato per sensibilizzare chi già fa parte di 'Pesaro Basket' (sono in 18) a non andarsene, alcuni tifosi da noi ascoltati chiedono a gran voce agli imprenditori di ''restituire alla città quello che hanno avuto e non uccidere di nuovo la passione per il basket''.

 

D’altronde, però, occorre sentire anche le ragioni dei consorziati - che hanno in programma una riunione in queste ore - che ci illustra Fabio Mulazzani: ''Tre anni fa ci eravamo dati un obiettivo, quello di riportare Pesaro in serie A. Un risultato che adesso sembra normale ma che, quando ci riunimmo dopo il fallimento, non lo era per niente. Adesso, a bocce ferme, dobbiamo ragionare su come andare avanti in futuro — dice il costruttore — perché se si vuol tirare su 1.5000.000 euro o anche 2 milioni dai privati non è il caso di imporre una quota fissa. Voglio dire: chi ci impedisce di accettare nel consorzio chi desidera contribuire con una cifra minore? Poi chi mette 50.000 euro avrà una visibilità da 50.000, chi ne mette meno, di conseguenza. E’ quello che fanno alla Virtus Bologna: mi sembra un ragionamento logico, e sarà quello che proporrò''.

 

Intanto il mercato è congelato: sabato partono i playoff e molti giocatori sono ancora in ballo. Una piazza in fermento da cui potrebbero partire in diversi è Treviso che ha anche italiani appetibili come Gigli, Fantoni, Mordente. Ma, sentita in giro la cifra che chiede il playmaker, vengono i brividi: ci si possono comprare tranquillamente due buoni americani. Dopo di che, è difficile dire che si vuole italianizzare la squadra quando gli italiani buoni si contano sulle dita di una mano e costano un’esagerazione. Le regole, però, le hanno fatte anni fa gli stessi club, compresa quella di non rendere più obbligatori i settori giovanili: adesso chi è causa del suo mal pianga sè stesso.

 

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