Coach in visita alla nostra redazione per svelare i piani: "Finley? Più fascino di provarci che possibilità di farcela... Tomassini sarà il vice del play"
Pesaro, 17 luglio 2009 - Un pit-stop in redazione per Luca Dalmonte, ieri in visita a una realtà che, da imolese, conosce benissimo: "Da noi il Carlino è 'il giornale', non c’è altro da dire". Soddisfatto degli acquisti finora incasellati, il coach della Scavolini Spar aspetta di mettere a segno il colpo più importante. "Il play sarà il giocatore chiave, quello che dovrà darci la fotografia definitiva della squadra".
Ma, con tre firme già in cassaforte e alcune conferme, qualche idea già c’è, in proposito: "Certo. Prima di tutto dovremo rispettare la pericolosità offensiva interna di Eric Williams e prenderne dei vantaggi, poi sfruttare le uscite dai blocchi di Hicks e Cinciarini, che in questo sono bravissimi a mantenere vantaggi sulle difese. Apro una parentesi su Hicks: punteremo anche parecchio sui suoi miss-match spalle a canestro in movimento per utilizzare al massimo le doti perimetrali di Sakota".
"Sulle opzioni di pick and roll, rimandiamo il discorso a quando avremo ingaggiato il regista". In proposito, Dalmonte getta un po’ d’acqua sul fuoco sul sogno di vedere in biancorosso Finley: "E’ quasi più il fascino di provarci che le reali possibilità di farcela. Troppe squadre sono ancora in cerca del play: dipende dove ci ha messo lui nella lista delle destinazioni preferite2, spiega Dalmonte.
Che non boccia la candidatura di Wood, ma fa capire che oggi non è in pole position: "C’è una lista di nomi in cui altri sono in vantaggio perché prima di tutto dobbiamo rispettare le esigenze della nostra squadra". Dalmonte può già essere fiero di aver rispettato la volontà della proprietà di pesaresizzare la squadra dopo anni di tentativi falliti: "Vellucci mi parlò subito di un’impronta di questo tipo e facemmo tre nomi: uno, Cinciarini, lo abbiamo riportato a casa, il secondo, Flamini, contiamo di portarcelo".
"Poi c’era Maggioli, mi spiace non averlo convinto, ma va rispettata la sua volontà. In più, non dimentico Tomassini: vorrei che stavolta si sentisse veramente dentro la squadra e non il giovane di turno, entrerà nelle rotazioni come cambio del play". E Van Rossom? "L’anno scorso l’avrei voluto a Cantù, poi lui scelse Pesaro. A me piace, se a lui garba il ruolo che gli abbiamo ritagliato, con un po’ di minuti anche da guardia, è inutile stare a inseguire chissà quale europeo se ne hai uno buono già qui".
Che coppia di lunghi sarà quella formata da Williams e Sakota? "Entrambi dovranno essere uno la fortuna dell’altro, nel senso che sono complementari, questo tipo di n.4 è stato scelto perché abbiamo preso un 5 così. Williams aveva avuto un impatto incredibile nonostante fosse un rookie, oggi è in cerca di riscatto dopo una terza annata grigia ma ha solo 25 anni e sa che può entrare nel gotha dei pivot europei".
"Sakota non entra mai in area? Oggi può essere che sia così, ma non vogliamo pagare dazio per questo. Lui viene a Pesaro con due valigie: una con quel che sa fare, l’altra per metterci dentro i miglioramenti che un ragazzo di 23 anni può ancora fare per completarsi come giocatore. Suo padre è convinto che io possa insegnare qualcosa a Dusan e la cosa mi rende orgoglioso".
Elisabetta Ferri