Parla il diesse, prezioso supporto per gli Usa: "C’è gente di carattere, molto unita"
di Elisabetta Ferri
Pesaro, 2 febbraio 2012 - John Ebeling, Pesaro è come se l’aspettava?
«E’ tutto quello che mi aspettavo... e anche di più! — esclama il ds biancorosso —. La passione di questa città per il basket è straordinaria. Me ne aveva già parlato Calbini, che è orgogliosamente pesarese, quando giocavamo insieme a Ferrara. Ma è più forte di quanto pensassi».
La fermano spesso per strada per parlare della Scavo Siviglia?
«Veramente c’è stato anche un episodio in cui uno mi ha seguito fino a casa per dirmene quattro — racconta sorridendo —. Non credo mi avesse riconosciuto, ma sulla fiancata della macchina c’era la scritta dello sponsor e si vede che aveva proprio voglia di sfogarsi. Qui la gente ci tiene fino ad incazzarsi: mi piace».
A Ferrara aveva tentato l’esperienza del dirigente ma non era andata: oggi riesce a spiegarsi perché?
«Perché avevo appena smesso di giocare e possedevo ancora pensieri da giocatore — ammette —. Non ero pronto per cambiare drasticamente la mia vita, così a metà stagione mi rimisi le scarpe e tornai in campo a Lumezzane».
E ora è pronto? Soddisfare le esigenze dei giocatori a volte è pesante...
«Per fortuna non sono solo, c’è Marcello Severi che pensa a tutte le cose pratiche. Io cerco di dare anche consigli a questi ragazzi perché non sprechino il tanto tempo libero che hanno, una volta finito l’allenamento. Ad esempio chi non è diplomato potrebbe rimettersi a studiare, oggi c’è la possibilità di farlo on-line. Bisogna essere pronti per quando la tua carriera giungerà al capolinea».
Dicono che questo gruppo sia speciale: è vero?
«Sì, è vero. La nostra squadra è molto unita, nonostante personalità diverse. Io non credo alle squadre di bravi bambini — afferma Ebeling —. Per vincere serve personalità e dunque carattere: e non sempre i caratteri sono facili. Ma qui il livello professionale è molto alto e si lavora per stare compatti».
Eravate partiti sparati, poi c’è stata la crisi: come ne siete usciti?
«All’inizio sono rimasto sorpreso che riuscissimo a vincere certe partite senza White. Successivamente, anche se eravamo tutti molto tesi, quello che ci ha tirato fuori dal tunnel è stata la compattezza. E poi anche la posizione di Valter Scavolini: lui ha fatto capire che, comunque fossero andate le cose, non avrebbe cambiato allenatore e così ha sgomberato il campo dagli equivoci».
La sua previsione per le Final Eight?
«A me Venezia preoccupa perché è la squadra che ha meno da perdere. Coi mesi hanno acquisito mentalità e fiducia perciò ci vorrà una Vuelle molto tosta per passare il primo sbarramento».
di Elisabetta Ferri