Pesaro 11 febbraio 2018 - Finisce male. Pesaro perde di nuovo in casa contro Torino per 90 a 95 (FOTO). E al termine dell’incontro i tifosi prendono di mira il presidente del Consorzio Luciano Amadori, il quale sale le gradinate e inizia un confronto a muso duro con gli esponenti più accessi degli ultras. Il gran finale dopo una settimana passata tra polemiche e incontri mancati.

Che potesse finire in questo modo c’erano pochi dubbi, perché durante il match – molto tirato, comunque – i tifosi avevano più volte fischiato i componenti del Consorzio invitandoli poi «a tirare fuori i soldi».

Con Amadori, ad affrontare i tifosi, anche il presidente Ario Costa. Aria pesante tanto che i carabinieri hanno stazionato nelle vicinanze per capire se era il caso di dover intervenire. Una discussione comunque accesa e che è andata avanti per oltre mezz’ora.

Cosa chiedono i tifosi? Di intervenire «o mandate via l’allenatore, oppure cercate rinforzi sul mercato», urlava uno dei più accessi.

Adesso, con la sosta si capirà come evolverà la situazione e cioè se la società si getterà sul mercato per prendere un rinforzo.

Partita molto difficile quella disputata dalla Vuelle perché Torino, nonostante il caos societario e due allenatori mandati via, è comunque un team molto forte sia sotto il profilo fisico che tecnico. Comunque Pesaro ha cercato di stare in gara e nell’ultimo quarto con Torino avanti anche di 10 punti, ha tentato la mossa a sorpresa: fuori Omogbo e nel ruolo di ala forte Little.

Davanti tre piccoli, con Ceron (Bertone) Moore e Monaldi. Una formazione di “tappi” e lì per lì la mossa a sorpresa ha avuto i suoi effetti con Garrett in confusione e due palle perse.

Pesaro recupera e a 3’ dal termine va anche avanti di 3 punti. Ma lì tutto finisce, perché Torino con Garrett, Jones, Washington riprende le misure, non sbaglia più niente, soprattutto dalla lunetta mettendo una pietra sopra ad un match che cementa all’ultimo posto la formazione biancorossa in una giornata che poteva vederla, con una vittoria riprendere, Capo d’Orlando. Comunque un match che ha ribadito che la formazione pesarese a determinati livelli non è competitiva. La storia di Davide che batte Golia è bella, ma accade una volta su un milione.