Giunta ha curato la preparazione: "Negli ultimi giorni non era lui"
di Davide Eusebi
Pesaro, 1 agosto 2012 - Delusione, rammarico, rabbia. L’uscita di scena di Filippo Magnini dalle Olimpiadi, con tanto di accuse del campione, ha lasciato senza parole amici e tifosi pesaresi. Magnini ha prima ipotizzato che «era sbagliata la preparazione olimpica», correggendo poi il tiro su Twitter: «Volevo solo dire che abbiamo sbagliato tutti». Un tempo, il 49.18, che gli è valso il sesto piazzamento e dunque l’elimimazione nelle qualifiche di ieri che valevano le semifinali della corsa più prestigiosa di questo sport: i 100 stile libero.
Matteo Giunta, ex Pesaro nuoto, è il cugino e il preparatore atletico di Filippo Magnini, oltre che di altri campioni russi e kenyoti: si è sentito messo sotto accusa dalle dichiarazioni di Filippo?
«Quando si vince lo si fa insieme, così come quando si perde. Ho visto la gara di Filippo, l’ho aspettato e mi ha detto quello che aveva dichiarato a Sky, avvertendomi anche che le sue parole erano state travisate e annunciando in questo senso una conferenza stampa chiarificatrice. No, non mi sento sotto accusa personalmente, questo è uno sport frutto del lavoro di gruppo, anche se poi questo si esprime col singolo in acqua. Ripeto, si vince e si perde insieme».
Come vi eravate preparati per questa olimpiade?
«Difficile dirlo in poche parole perché la preparazione è stata piuttosto complessa e parte da lontano. Avevamo fatto un lavoro specifico per un velocista come Filippo. Riguarderò il programma per capire meglio. Quest’inverno Magnini è andato molto forte, poi è un po’ calato nella seconda parte della stagione: bisogna capire perché. Ma lui ha sempre avuto sensazioni positive, a parte gli ultimi giorni in cui effettivamente non si sentiva proprio in condizione e nemmeno io lo vedevo in formissima».
Già, cosa è successo in questi ultimi giorni?
«Ieri ero lì, vicino a lui. E’ stato poco brillante, ma l’allarme era scattato già due giorni fa con la staffetta 4x100. Non era in forma strepitosa e questo mi è dispiaciuto. In due giorni non si trova la condizione, non si recupera il meglio, è un tempo troppo breve. Nei 100 si è verificato ciò che temevo, non era in forma come speravamo, ma è difficile spiegare».
Una causa scatenante?
«Penso che la cosa migliore, finite le Olimpiadi, sia mettersi a tavolino, esaminare, farsi un esame di coscienza per capire. Non c’è un fattore scatenante, ci sono tante piccoli fattori che, insieme, contribuiscono al mancato risultato».
Il problema all’avambraccio ha inciso?
«Aveva quel problema anche all’Europeo, ma è arrivato l’oro. Magnini è uno che dà il meglio di sé anche con guai fisici. No, non si tratta di questo, è una concausa, non la causa».
Oro all’Europeo, flop olimpico, ma non vi eravate preparati più per Londra?
«Esatto, proprio per questo la vittoria ai campionati europei faceva ben sperare. E’ indicativo il fatto che Magnini non sia riuscito a ripetere quel tipo di prestazione».
Quanto doping c’è in questa Olimpiade?
«Io la mano sul fuoco la metto solo sugli atleti che alleno. Qui i grandi cadono e i nuovi emergono con tempi incredibili. Alcune prestazioni fuori dal normale fanno pensare a un aiuto esterno».
Come sono andati gli atleti delle altre nazionali che lei ha preparato fisicamente?
«Fino ad ora l’unico degli altri sceso in vasca, il russo Fesikihv, ha preso il bronzo nella 4x100. Ma le gare che contano devono arrivare specialmente per gli atleti del Kenya che hanno ottime possibilità di centrare risultati importanti. Vedremo».
Davide Eusebi
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