Tavullia (Pesaro Urbino), 15 febbraio 2017 - Nel 1995, quando il suo nuovo compagno di squadra di quest'anno Maverick Vinales nasceva, lui vinceva il campionato Europeo 125; nel 1996, quando Maverick aveva un anno e gattonava per casa, lui vinceva il primo dei suoi 114 gran premi e l'anno dopo, nel 1997, quando ne aveva due e andava sì e no all'asilo, lui vinceva il suo primo titolo mondiale nella 125. Chi è lui manco c'è bisogno di dirlo, il dottor Valentino Rossi, nato nel Reparto Ginecologia dell'Ospedale di Urbino, 3,900 chili alla prima pesata, figlio di Stefania e Graziano, virgulto prediletto di Tavullia, il 16 febbraio del 1979, a conti fatti trentotto anni fa.

Che sono niente per un giovane, sono qualcosa per un pilota e sono di nuovo niente per un giovane pilota per l'eternità come Valentino. Nella sua lunga vita agonistica di cose ne ha fatte tante e ne ha anche dette, a volte mentendo spudoratamente. Come quando, a 22 anni, c'è tanto di sua risposta autografa, dichiarò che aveva ancora tre anni per migliorare per poi ritirarsi. O come quando, sempre documenti alla mano, attorno ai ventuno anni diceva che non sapeva figurarsi all'età di trenta e che quindi non voleva arrivarci mai.

La cosa certa che dà continuità ai suoi racconti è che anche quest'anno trascorrerà il giorno del suo compleanno in pista a Phillip Island per i tre giorni di test stagionali. C'è da credere che la torta e una coppa di champagne li consumerà nell'intimità dei suo drome assieme a Uccio e a tutto il suo team. A portagli un po' di calore di casa ci penserà sua mamma Stefania che lo chiamerà per fargli gli auguri allo scoccare della mezzanotte di stasera, ancora 15 febbraio in Italia e già mattino avanzato del 15 in Australia. C'è anche da credere che suo padre Graziano, un abitudinario, gli invierà il solito messaggio: «Sono innamorato di te come il primo giorno». Auguri, dottore!