Il commissario? Un'occasione per ripartire
DOPO LE DIMISSIONE di Flavio Delbono travolto dal Cinziagate, il secondo effetto per la città è l’annullamento di tutti gli organi democraticamente eletti...
DOPO LE DIMISSIONE di Flavio Delbono travolto dal Cinziagate, il secondo effetto per la città è l’annullamento di tutti gli organi democraticamente eletti appena otto mesi fa: sindaco, consiglio comunale, consigli di quartiere. A Bologna si voterà solo nella tarda primavera del 2011, non prima di 14-16 mesi di gestione commissariale. Il Pd protesta e accusa. Dura lex, sed lex, proclama l’avvocato Filippo Berselli, coordinatore Pdl in Emilia Romagna. Insomma, nessuna legge ad Bononiam, sfotte il presidente dei deputati berlusconiani, Fabrizio Cicchitto, attirandosi le ire dei democratici: proprio voi, espertissimi di leggi ad personam. La sinistra, egemone a Bologna e in Emilia Romagna da sessant’anni, si sente accerchiata a poche settimane dal voto regionale. E sul commissariamento di Bologna si gioca molto: il Pd che accusa la maggioranza di governo, opposizione in regione, di giocare allo sfascio condannando il capoluogo a un paralizzante commissariamento. Il Pdl convinto che il commissario rimedierà ai danni di Cofferati (cinque anni) e di Delbono.
E CHE A GIUGNO 2011, chiusi i rubinetti alle clientelela, la sinistra avrà il tracollo elettorale, che inizierà a Bologna con un aumento vertiginoso dell’astensione. Un segnale è stato il flop della manifestazione di protesta del Pd davanti la prefettura contro il mancato decreto di Maroni per anticipare il voto a marzo. C’era qualche dirigente del partito, rari militanti, nessun cittadino. Il partitone rosso, insomma, ha difficoltà a rientrare in sintonia con la città che amministra (quasi) da sempre. Il centrodestra avverte che questa è l’occasione storica che cercava da tempo e ora alza il tiro sul sistema di potere, sul collateralismo del sistema sindacale e di quello cooperativo. Anche la leadership è messa alla berlina: facile il confronto, come fa Cicchitto, fra il sindaco Dozza («un gigante») e Delbono, con le sue debolezze. In Regione s’aggrappano a Errani, l’ultimo capo rimasto a sostenere l’urto di tutte le battaglie. Per la città il sogno proibito è Prodi, l’unico — come Cofferati nel 2004 — capace di motivare gli elettori. Governare, come insegna la vicenda Cofferati, è altra cosa.
di Pierluigi Visci
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