Compriamo auto italiane, ok. Ma se anche i nostri politici...
Risponde PIERLUIGI VISCI - Direttore di Qn e il Resto del Carlino
FIORELLO ha inviato una lettera aperta a Marchionne per chiedere di mantenere la produzione di auto Fiat in Sicilia. Da più parti vengono lanciati inviti analoghi mentre i nostri politici fanno a gara per ottenere la stessa cosa. Poiché in Italia le auto di produzione nazionale sono circa il 30%, ritengo che l’unico modo di incrementare e mantenere la nostra produzione sia quella di acquistarle, il resto sono chiacchiere.
Giancarlo Vicentini, Ferrara
risponde PIERLUIGI VISCI - Direttore di Qn e il Resto del Carlino
LA SUA FORMULA di sano nazionalismo d’altri tempi mi ha sempre convinto, signor Vicentini: se vogliamo incoraggiare la nostra industria automobilistica — dice lei — cominciamo con il comprare italiano. Quindi: Fiat e dintorni. Giusto. Poi però succede che questo principio è stato infranto qua e là dall’amministrazione pubblica (le auto di polizia e carabinieri, per molte ragioni, non sempre sono italiane). E anche alcuni componenti del governo, a cominciare da Berlusconi, che ha una blindatissima auto tedesca, si vedono con berline straniere.
Questo per dire che il vecchio assunto che portava in primo luogo a guardare all’industria italiana, in un mondo globalizzato, ha molte difficoltà a reggere. Fiat produce auto in Polonia e in Brasile e smette l’impianto di Termini Imerese. Sembra un paradosso. Ma penso che anche se tutta la Sicilia comprasse Fiat, i costi della manodopera e dei trasporti risulterebbero ancora proibitivi.
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