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è stato chiamato alla segreteria del ministro della Difesa. Impegno per la città

carcere: trasloco entro cinque anni

di MAURIZIO MARABINI
ROBERTO Petri, ex presidente di Alleanza Nazionale in provincia di Ravenna e candidato alla Camera nelle ultime politiche, è da qualche settimana lontano dalla sua citt&#...
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2008-06-10
di MAURIZIO MARABINI
ROBERTO Petri, ex presidente di Alleanza Nazionale in provincia di Ravenna e candidato alla Camera nelle ultime politiche, è da qualche settimana lontano dalla sua città perchè ‘immerso’ a tempi pieno nei palazzi romani. E’ stato infatti chiamato a ricoprire l’incarico di capo della segreteria del nuovo ministro della Difesa, Ignazio La Russa. «Un impegno gravoso — dice Petri — ma fonte di enorme soddisfazione. La fiducia che il ministro La Russa ha riposto in me mi onora. In più, senza il consenso delle quattro Armi, Eesercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri, non potrei certo assolvere questo compito». Petri era infatti già stato al ministero della Difesa, quale capo della segreteria dell’allora sottosegretario Filippo Berselli. In quel periodo aveva una ventina di collaboratori con sè, ora ne coordina oltre 160.

«HO un rapporto costante coi vertici delle Forze Armate — riprende Petri — In particolare, è estremamente importante il rapporto, sotto il profilo della sicurezza del Paese, con l’Arma dei carabinieri». L’impegno è in Italia e all’estero, «ma anche quando torno nella mia città, a Ravenna, vengo costantemente informato sui fatti grazie all’Arma. Il ministero della Difesa è d’altra parte integrato con i settori di parecchi altri ministeri per problematiche fondamentali».

PER ESEMPIO, la sicurezza. «Il Governo è impegnato ora per rimuovere quella percezione di insicurezza e precarietà che c’è nel Paese — spiega Petri — Occorrono fatti, e non parole. Sotto questo aspetto, mi fa piacere notare che anche a livello locale, dopo anni di eccessivo buonismo, si è acquistata la consapevolezza che un’emergenza sicurezza comunque c’è: mi fa piacere che il sindaco di Ravenna se ne sia accorto. Ora occorre essere molto severi e rigidi». E i rapporti con Ravenna? «La mia presenza fisica a Ravenna sarà molto limitata, ma non trascuro i legami che ho. Per quanto riguarda la caserma Alighieri, per la quale il Comune aveva aperto un confronto con lo Stato maggiore dell’Esercito per la sua dismissione, credo che sarà una di quelle strutture della Difesa che nel prossimo quinquennio saranno messe a disposizione di una valorizzazione e dello sviluppo del centro storico ravennate. Per quanto mi riguarda, cercherò di favorire questo tipo di percorso, e auspico ci possa essere un percorso analogo per il carcere, in modo che l’area a ridosso del centro ritrovi una sua definitiva sistemazione, attraverso un progetto che sia razionale, moderno e funzionale per la città. Il carcere non è struttura della Difesa, ma i contatti del ministero della Difesa consentono di avere sott’occhio interi comparti».

LA POLITICA. «Non allento certo l’attenzione alla coalizione del centrodestra. A Ravenna c’è una classe dirigente giovane, pronta, che a mio avviso deve iniziare un percorso unitario che coinvolga Forza Italia, Alleanza Nazionale e quanti vogliono entrare. In autunno mi impegnerò senz’altro per favorire questo processo unitario, che a Roma è già realtà, in modo che possa trovare la sua strada e la sua realizzazione anche in periferia».

IL PASSATO. «Ero nel consiglio di amministrazione di Finmeccanica in scadenza. La produzione di Finmeccanica è al novanta per cento commissionata dal ministero della Difesa: insieme al ministro La Russa, abbiamo ritenuto opportuno che io non mi ripresenti nel nuovo cda, per una forma di incompatibilità soprattutto sul piano morale. Non volevamo essere oggetto di critiche antipatiche, e quindi per una forma di trasparenza tra politica ed economia abbiamo giudicato giusto che non ci fosse un accumulo di cariche tra controllore e controllato».









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