Notizie Ravenna
 TV   FOTO E VIDEO BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI CASA
la sorella, tutto da definire il ruolo del faentino

ha aiutati nella fuga

di CARLO RAGGI
«SÌ, L’HO UCCISO io. Ma il coltello non era mio. Era dell’altro, della vittima»: Salvatore Vertone, 41 anni, davanti al pm Roberto Ceroni che lo stava inter...
Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande
2008-07-25
di CARLO RAGGI
«SÌ, L’HO UCCISO io. Ma il coltello non era mio. Era dell’altro, della vittima»: Salvatore Vertone, 41 anni, davanti al pm Roberto Ceroni che lo stava interrogando nel corso della notte, ha ammesso le proprie responsabilità. Ma ha insistito su quella versione difensiva che già aveva anticipato ai carabinieri nell’immediatezza della cattura, che non trova però alcun riscontro nelle testimonianze e che rende ancora più odiosa quella sua devastante condotta di violenza di domenica sera nei confronti del gommista bolognese Andrea Tartari. Una violenza totalmente gratuita che non può essere certo in alcun modo giustificata da quanto lo stesso Salvatore ha fatto mettere a verbale: «Quello ci aveva offesi chiamandoci terroni». Frase anche questa che non sembra trovare riscontri nelle testimonianze raccolte dai carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia subito dopo la tragedia di via Lagosanto.
L’interrogatorio, svoltosi alla presenza dell’avvocato Paolo Trofino (diventato celebre a livello nazionale per la difesa di Luciano Moggi nella vicenda Calciopoli) e dell’avvocato Maria Lampitella, si è protratto fino all’una di notte. Anche il fratello di Salvatore, Giovanni, di 38 anni ha raccontato al pm la propria versione dei fatti. «Il coltello l’aveva quel ragazzo. Io sono intervenuto e l’ho disarmato, gettando l’arma a terra che poi è stata raccolta e usata. Io non ho inferto alcuna coltellata». Un’affermazione, solo quest’ultima, che trova riscontri nelle indagini svolte dai carabinieri, ma parimenti nei verbali delle testimonianze è scritto a chiare lettere che Giovanni ha colpito a pugni e calci la povera vittima e l’ha anche trattenuta mentre il fratello andava manifestando la sua violenza omicida. Ed è questa condotta che ha fatto scattare l’ipotesi di concorso in omicidio volontario anche per Giovanni Vertone.
I due hanno poi raccontato al magistrato i passaggi successivi al gravissimo fatto di sangue, fornendo una versione che coincide con quanto già comunque i carabinieri erano riusciti a ricostruire. In più, l’indagato ha offerto la propria versione sulla sorte del coltello: ha detto che è stato gettato in acqua.
Da Porto Corsini i fratelli, con i vestiti sporchi di sangue si sono fatti portare a Russi con l’auto della sorella. A Russi abita un cugino dei Vertone e qui i due hanno trascorso la notte e sono rimasti anche lunedì. Poi il martedì di buon’ora hanno raggiunto Bologna e da qui, a bordo di un autoarticolato, sono arrivati a Mondragone, lungo l’Autosole.

LA CASA DI RUSSI è stata perquisita dai carabinieri: qui è stato trovato un coltello che si riteneva potesse essere l’arma del delitto. Il cugino dei Vertone non è indagato per favoreggiamento: ha evitato di finire sotto inchiesta perchè quando gli investigatori si sono presentati alla sua abitazione, ha raccontato tutto permettendo così ai carabinieri di aggiungere un’ulteriore tessera al mosaico. Diversa invece la posizione della sorella che li ha accompagnati a Russi in auto: ha taciuto la circostanza ed è quindi indaga a per favoreggiamento. Se avesse parlato fin dalla domenica notte, i due avrebbero ben potuto essere subito rintracciati e sottoposti a fermo di polizia giudiziaria.
Tutta da definire è ancora la posizione dell’amico faentino dei due fratelli, il ‘terzo uomo’ seduto sull’Audi TT di Tartari. Caduta l’ipotesi che potesse essere stato lui a portare a Russi in auto i due in fuga, rimane da accertare il suo eventuale ruolo per le fasi successive: c’entra qualcosa con il trasferimento di Salvatore e Giovanni da Russi a Bologna?

I DUE FRATELLI hanno viaggiato verso Mondragone con gli abiti che indossavano al momento dell’omicidio e quindi macchiati di sangue: anche per questo gli investigatori del Nucleo operativo, guidati dal tenente Valerio Cadeddu e dal luogotenente Giovanni Morgese, stanno facendo l’impossibile per riuscire a individuare quel camionista. A seconda della sua condotta, potrebbe ravvisarsi anche per lui un’ipotesi di favoreggiamento. E nel mirino degli investigatori c’è anche colui che ha fornito ai due in fuga una nuova scheda telefonica: da lunedì infatti il cellulare di Salvatore aveva cambiato numero.
Una volta arrivati a Mondragone, Giovanni e Salvatore hanno raggiunto l’abitazione di un familiare, una sorella, (di quella città sono originari i Vertone e qui un loro parente, affiliato alla camorra, sta scontando la pena dell’ergastolo per omicidio) e si sono cambiati i vestiti. Quelli sporchi di sangue sono stati gettati in un cassonetto vicino alla casa e sono stati recuperati l’altra notte dai carabinieri ravennati in trasferta a Mondragone.
Usciti di casa, mercoledì mattina, i due fratelli Vertone si sono diretti verso il carcere di Carinola, una località a pochi chilometri da Mondragone. Lungo il tragitto, a piedi, Salvatore ha telefonato alla moglie salutando lei e i figli: «Sto andando a costituirmi. Sono qui a Carinola». La telefonata è stata intercettata e i carabinieri ravennati hanno subito allertato i colleghi di Mondragone. In breve i due sono stati individuati e fermati: nei loro confronti c’era infatti il provvedimento di fermo del pm Ceroni. Ieri pomeriggio intanto gli inquirenti e il pm hanno fatto rientro a Ravenna. Oggi il gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere dovrebbe convalidare il fermo ed emettere la misura della custodia cautelare in carcere. Dopodichè Salvatore e Giovanni Vertone e tutti gli atti verranno trasferiti a Ravenna. L’ipotesi di reato che alla fine sarà contestata, sarà quella di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, un’aggravante che comporta, in teoria, la pena dell’ergastolo.









Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro