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I CINQUE VOLEVANO RAGGIUNGERE L’IRAQ O L’AFGHANISTAN

Cercavano un ‘contatto’ per immolarsi al fronte

ABITAVA da un anno, a Faenza, Ben Mohamed Jarraya Khalil, tunisino di 39 anni, ritenuto l’ideatore e il promotore, assieme al connazionale Mohamed Chabchoub, residente a Dozza Imolese, dell’...
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2008-08-10
ABITAVA da un anno, a Faenza, Ben Mohamed Jarraya Khalil, tunisino di 39 anni, ritenuto l’ideatore e il promotore, assieme al connazionale Mohamed Chabchoub, residente a Dozza Imolese, dell’associazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale al centro dell’inchiesta della Dda di Bologna, condotta dalle Digos di Ravenna e Bologna e dal Commissariato di Faenza, e che ieri ha portato all’esecuzione di cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere. Una sesta ordinanza è rimasta ineseguita perchè il destinatario è in vacanza in Tunisia. Gli arrestati, oltre ai due citati, sono Hecmi Msaadi di 31 anni, Chedli Ben Bergaoui di 34 anni e il marocchino Mourad Mazi di 33 anni, tutti con regolare permesso di soggiorno e lavoro e residenti nell’Imolese e nel Bolognese.
L’ipotesi accusatoria è molto pesante: quella di sostenere la causa jihadista e di cercare un contatto in Iraq o in Afghanistan per poter fornire un contributo di sangue e terrore alla feroce lotta intestina, soprattutto a suon di attentati terroristici, in corso nei due paesi mediorientali. Non per nulla l’operazione è definita ‘Il filo’ (El khit), appunto la ricerca della trafila per poter al più presto raggiungere la zona delle operazioni e qui immolarsi o sul fronte della causa talibana o, sull’altro, quello dell’intricato mosaico del terrorismo iracheno. Per gli inquirenti, il gruppo va inquadrato nel magma fondamentalista etichettato come ‘Al Qaeda per il Maghreb’, derivato dall’ex ‘Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento’.

L’INCHIESTA era in corso da tre anni, da quando nell’agosto del 2005, subito dopo gli attentati di Londra, alla polizia di Imola venne consegnato uno scatolone pieno di documenti e dvd che si richiamavano o inneggiavano alla lotta jihadista. Si trattava di un migliaio di pagine estratte anche da Internet, fra cui i discorsi di Bin Laden, Al Zarqawi e Al Zawahiri, e di quattro dvd riproducenti scene di addestramento o anche di atti terroristici. Il materiale venne riprodotto dalla Digos e l’originale venne lasciato in custodia a chi l’aveva ricevuto e consegnato alla polizia. Si trattava di un italiano, conoscente di Chabchoub. Questi gliel’aveva affidato prima di partire per un viaggio. Contemporaneamente partirono le indagini che hanno permesso di individuare la cellula anche grazie a intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche effettuate con la collaborazione della Polizia postale. Una cellula che aveva, almeno a parole, proprio un chiodo fisso: andare in Medio Oriente e immolarsi per la causa jihadista.

GLI INQUIRENTI nel corso dell’indagine hanno anche accertato che parte del denaro raccolto con il sistema delle elargizioni della locale comunità musulmana prendeva forse una strada verso l’Iraq o l’Afghanistan: «Abbiamo accertato per il momento che una prima destinazione era la Bosnia. Stiamo proseguendo nelle indagini. Forse la destinazione era il finanziamento degli attentati terroristici in Iraq o in Afghanistan» ha detto il dirigente della Digos ravennate, Gallo. Secondo gli inquirenti, anche una truffa da 3.500 euro ai danni di un’assicurazione faentina era finalizzata a finanziare il terrorismo.
Contestualmente agli arresti, ieri sono state eseguite anche quindici perquisizioni domiciliari. Una anche a Massa Lombarda.
Carlo Raggi









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