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è fermo, ma non manca la voglia di investire. Il vero problema è l’immobilismo»

quarantenni: ‘Il centro è ancora vivo’

di ROBERTO ROMIN
LA SITUAZIONE è difficile, certo. In centro chiudono diverse attività commerciali, comprese alcune ‘vetrine’ storiche dell’abbigliamento, soprattutto per ...
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2008-11-13
di ROBERTO ROMIN
LA SITUAZIONE è difficile, certo. In centro chiudono diverse attività commerciali, comprese alcune ‘vetrine’ storiche dell’abbigliamento, soprattutto per un problema di difficile ricambio al timone tra genitori e figli. Altre si stanno ridimensionando. Il panorama non è turttavia a tinte fosche. Resistono bene alcuni marchi giovani con prodotti a prezzi competitivi. ma anche tra i commercianti ravennati ‘doc’ c’è anche chi ha voglia di reagire e di scommettere. E’ soprattutto la generazione dei quarantenni, quella che ha idee nuove per restare al passo coi tempi, che riesce a emergere e a rimettersi in gioco con profitto.

«IL MERCATO è effettivamente paralizzato — è il commento di Roberto Tagiuri, titolare assieme ai fratelli Mauro e Raffaele di uno dei marchi storici presenti in vari punti del centro città e all’Esp — ma non è vero che il cuore di Ravenna sta per cessare di battere. E non è vero che tutti chiudono. Il grido di allarme lanciato in questi giorni dalle associazioni di categoria è opportuno e rispecchia la realtà delle cose, ma non del tutto esatto. C’è infatti chi ha ancora voglia di investire».
Esiste una via d’uscita a questo momento di impasse?
«La ricetta per restare competitivi c’è, eccome. Bisogna solo investire nel lavoro, ovvero proporre sempre qualcosa di nuovo. Noi, ad esempio, sono già quattro anni che rinnoviamo sistematicamente i nostri negozi. La gente cambia, le mode cambiano, tutto cambia: per questo motivo il rinnovamento è fondamentale e necessario, come del resto in ogni cosa della vita».
Allora non è una questione di parcheggi che mancano nel cuore della città e di centri commerciali che aprono?
«Pesa tutto, anche il ricambio generazionale, che è importantissimo per mandare avanti certe attività con energia. Ma il problema principale è quello dell’immobilismo. Ne vedo troppo in giro. Tutto è in costante evoluzione, soprattutto nei comportamenti della gente, e allora anche noi dobbiamo cambiare. Non sono i clienti che si devono adattare alle nostre esigenze, ma siamo noi che abbiamo l’obbligo di interpretare le loro mode. Fare commercio oggi non è più come vent’anni fa, tante cose sono cambiate».
Può fare un esempio concreto?
«Noi abbiamo un punto vendita anche a Forlì. Ebbene, in quella città i commercianti hanno deciso di tenere aperto anche la domenica. È stata una scelta condivisa, alla quale hanno aderito tutti. E il fatturato è aumentato del venti per cento. Ora mi chiedo: perché una cosa del genere non si può fare anche a Ravenna? Tutti sanno, e si possono rendere conto da soli, che, per le vie del centro, c’è più gente la domenica pomeriggio che non, ad esempio, il martedì. Noi abbiamo provato ad effettuare l’apertura domenicale, ma in pochi hanno aderito».
Così la gente preferisce i centri commerciali?
«Proprio così. Chi va al centro commerciale di domenica è sicuro di trovare aperti tutti i negozi, nessuno escluso. Ecco perché queste strutture hanno successo».









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