2008-11-13
di CARLO RAGGI
IERI MATTINA il tribunale del riesame di Ravenna si è occupato di una scatola di tonno da un chilo e 750 grammi, del valore, allingrosso, di una decina di euro. Si trattava di una confezione sequestrata il 17 ottobre allinterno del carcere di Ravenna subito dopo essere stata consegnata a un assistente capo della polizia penitenziaria dal dipendente di una ditta ravennate che fornisce i generi alimentari alla cucina della casa circondariale. Il sequestro, con riferimento allipotesi di reato di truffa ai danni della Pubblica amministrazione, fu convalidato dal pm Roberto Ceroni. Contro il sequestro ha fatto ricorso lavvocato Giuseppe Della Casa, che tutela il dipendente della società alimentare, indagato per truffa, e ieri mattina il tribunale del riesame (Roberto Evangelisti, Francesca Zavaglia e Monica Galassi) gli ha dato ragione annullando la convalida del sequestro (la confezione ben poteva mantenere lo stesso significato giudiziario se rappresentata in foto) e ha liberato la scatola di tonno.
Se questo è il lato singolare e curioso della vicenda, sfogliando gli atti del fascicolo giudiziario emergono risvolti che appaiono inquietanti alla luce dellinchiesta che il Resto del Carlino sta conducendo su episodi, allinterno della casa circondariale, al limite od oltre il codice penale, riferibili a qualche appartenente al corpo della Polizia penitenziaria.
La vicenda prende avvio da una segnalazione interna ricevuta il 16 ottobre dal comandante della Polizia penitenziaria, Sabatino De Bellis, secondo cui i prodotti alimentari consegnati giornalmente alla cucina del carcere per la preparazione del vitto giornaliero erano spesso in quantità inferiore a quelli prescritti, tanto che cerano «difficoltà a preparare i pasti per i reclusi». La segnalazione sottolineava anche che i prodotti la cui fornitura era spesso in difetto erano quelli più costosi, come «il tonno, lolio di oliva, i pelati, le uova». Il comandante a quel punto decise di fare effettuare, allindomani, un controllo degli alimenti in consegna prima del deposito in cucina. E così emerse che mancava una scatola di tonno e che confezioni di altri alimenti erano in quantità inferiore a quella prescritta, mentre altre ancora lo erano invece in quantità superiore. Poi i generi vennero portati in cucina. Qui un assistente capo, evidentemente alloscuro del primo controllo, riscontrando «la mancanza del tonno, si è recato presso limpresa e si è fatto consegnare» una confezione da un chilo e 750, quella poi sequestrata. Si legge nella relazione del comandante alla direttrice: «Si segnala comunque che lassistente (omettiamo il nome, ndr) avrebbe dovuto controllare i generi allatto della consegna da parte dellimpresa». Quando la direttrice del carcere Caterina Cirasino lesse la relazione, dispose a sua volta «un approfondimento della questione sotto diversi aspetti» sottolineando come ci fosse da chiedersi «se qualcosa non abbia funzionato nei controlli o se i controlli siano stati elusi». E dispose linvio di tutti gli atti alla Procura. Erano i giorni in cui il Resto del Carlino stava pubblicando linchiesta, ma il possibile aspetto corruttivo non venne avvertito dalla magistratura che si focalizzò sul sequestro della scatola di tonno.
Va da sè che ora questa vicenda, al di là della ipotesi di truffa alla Pubblica amministrazione (il dipendente della ditta si è difeso affermando che le pezzature delle confezioni rendono impossibile il rispetto delle tabelle e quindi si procede in compensazione fra i prodotti), dovrà essere valutata anche e soprattutto sotto il profilo di irregolarità nelle forniture rese possibili dalla eventuale collusione con personale interno della Polizia penitenziaria. E anche questo sarà uno dei tanti fronti dellinchiesta per ipotesi di corruzione che sta muovendo i primi passi ad opera del pm Stefano Stargiotti.
Intanto anche ieri mattina gli ispettori inviati dal Ministero della Giustizia che stanno procedendo allispezione amministrativa allinterno del carcere, hanno incontrato a palazzo di giustizia il pm Cristina DAniello che sta conducendo linchiesta sullingresso in carcere di un telefono cellulare.