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Dopo il falso ultimatum si continua a trattare

Da un mese i marinai nelle mani dei pirati

TRA accuse e smentite, falsi ultimatum e nuovi sequestri, è ormai passato un mese da quando il rimorchiatore Buccaneer e il suo equipaggio sono finiti nelle mani dei pirati al largo delle coste ...
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10359.jpg 2009-05-11
TRA accuse e smentite, falsi ultimatum e nuovi sequestri, è ormai passato un mese da quando il rimorchiatore Buccaneer e il suo equipaggio sono finiti nelle mani dei pirati al largo delle coste somale. Intanto, un’altra nave, la britannica Malaspina Castle, gestita da una società italiana, è stata liberata sabato scorso. «Si tratta di sue situazioni completamente diverse — fanno sapere dalla Micoperi — Il nostro è un sequestro abbastanza anomalo». L’azienda armatrice del Buccaneer continua a mantenere il silenzio stampa per non intralciare le trattative in corso e ribadisce la completa fiducia nell’azione della Farnesina che «si è mossa tempestivamente e sta facendo tutto il possibile per riportare a casa nave e marinai».
Sul posto si è recata personalmente Margherita Boniver, l’inviata speciale del ministro degli esteri per le emergenze umanitarie, per una serie di colloqui diretti con le autorità locali, sia a livello del governo somalo che delle autorità della regione semi-autonoma del Putland, situata nel nord-est del paese. Al suo rientro la Boniver si è detta «molto incoraggiata» e ha spiegato di aver ribadito la volontà del Governo italiano, che è quella di liberare i 16 marinai sequestrati l’11 aprile scorso «senza blitz e senza condizioni». Mentre la diplomazia continua il suo corso, è di ieri la notizia che un tribunale del Puntland ha condannato quattordici pirati (tre in contumacia perché fuggiti) a pene che vanno dai quattordici ai venti anni di prigione.









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