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La rissa di lunedì è un campanello d’allarme. Detenuti trasferiti

Carcere, la situazione è esplosiva

LA MAXI rissa di lunedì pomeriggio all’interno del carcere (in cui è rimasto ferito un ispettore della polizia penitenziaria) è un primo, inconfutabile campanello d’allarme: ...
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LA MAXI rissa di lunedì pomeriggio all’interno del carcere (in cui è rimasto ferito un ispettore della polizia penitenziaria) è un primo, inconfutabile campanello d’allarme: la situazione nella casa circondariale (foto) ha raggiunto livelli esplosivi anche sotto il profilo della sicurezza. Sicurezza dei detenuti e sicurezza anche della Polizia penitenziaria. Due le cause di questo pericolosissimo scenario: da una parte l’inumano sovraffollamento della struttura che, deputata ad ospitare al massimo una settantina di detenuti, ha raggiunto negli ultimi tempi punte assurde che hanno sfiorato quasi i duecento reclusi; dall’altra la colposa carenza di organico fra il personale della polizia penitenziaria.
Lunedì pomeriggio sono venuti alle mani, nell’area del ‘passeggio’ detenuti albanesi e detenuti magrebini, due nazionalità che già si guardano in cagnesco; a maggior ragione all’interno del carcere, dove vengono a sintesi eventuali conflitti sorti all’esterno, questi possono esplodere in atti anche di gravissima violenza. Non è dato di sapere quali siano stati i motivi della rissa di lunedì, ma basta sottolineare il fatto che i protagonisti erano prevalentemente reclusi per fatti di droga e ben si sa che i magrebini lo stupefacente lo acquistano dagli albanesi e qualche volta potrebbe non venire pagato. Oppure qualche albanese potrebbe sempre ritenere di essere stato ‘venduto’ da un magrebino arrestato.
FATTO STA che quanto accaduto lunedì deve suonare come campanello d’allarme e che una situazione di sovraffollamento del genere non può proseguire anche se nelle ultime ore dal carcere ravennate sono stati trasferiti diversi detenuti: il provvedimento era già in programma da qualche tempo (il trasferimento programmato era per una ventina di detenuti) e non è quindi da mettere in relazione con la rissa. Il trasferimento ha comunque portato non poco disagio alle famiglie dei reclusi residenti nel Ravennate.
A rendere pericolosa la situazione all’interno della casa circondariale è anche— come si diceva — la carenza nell’organico della Polizia Penitenziaria. Dovrebbero essere ben oltre sessanta, attualmente ne sono presenti 49, ma — come spiegano i sindacati — ne possono essere utilizzati, per i servizi ai piani dei detenuti, solo 25, con turni estenuanti per tutto il personale che giunge ad effettuare anche sessanta ore di straordinario mensile, rimanendo in servizio anche per ventiquattro ore di filato. Con gravissime conseguenze sulla resa, sull’equilibrio, sulla sicurezza propria e altrui.
Il rischio — c’è chi fa capire — è che possano scatenarsi altre risse fra detenuti e che queste vengano utilizzate come micce per una rivolta, date le condizioni di invivibilità. Il personale in servizio di per sè potrebbe non essere adeguato, dal punto di vista quantitativo, a fronteggiare una situazione del genere.
SUL FRONTE dell’emergenza del carcere ravennate da tempo si scrive e il sindaco Fabrizio Matteucci ha preso più volte posizione ‘mettendo in mora’, con un’ordinanza, la direzione della casa circondariale e sollecitando il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, a rendersi conto della situazione insostenibile e a considerare quello di Ravenna un carcere da chiudere. L’Amministrazione comunale si è detta ripetutamente disponibile a individuare l’area per una nuova, moderna struttura, ma da Roma hanno sempre fatto orecchie da mercante. «L’ultima lettera al ministro Alfano — sottolinea il sindaco Fabrizio Matteucci — l’ho scritta poche settimane fa e anche questa volta non ho avuto risposta. Considero molto grave questo modo di comportarsi e se a fine agosto non avrò ricevuto riscontro chiederò un appuntamento al ministero. La situazione nel carcere ravennate è non solo intollerabile, soprattutto sta diventando pericolosa». Intanto il senatore Vidmer Mercatali ha preannunciato una interpellanza in Senato.
Carlo Raggi









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