Conselice (Ravenna), 14 febbraio 2018 - Conselice festeggia oggi la prima della due giornate (il secondo appuntamento sarà il 25 febbraio) del carnevale di San Grugnone, uno dei più antichi carnevali della Romagna. Un evento da considerarsi, per così dire, ‘fuori luogo’ e forse un po’ ‘pazzo’, visto che inizia il primo giorno di Quaresima (appunto oggi, ndr) terminando nella seconda domenica della stessa (Quaresima, ndr) con un grande corso mascherato per le vie del centro.

Alle 14 è iniziata la tradizionale sfilata di carri allegorici, con il re Pangiagleba, accompagnato da tutta la corte del regno di Boysteland, che è partito dal centro della cittadina facendo visita a tutte le ‘colonie’ del regno, nella fattispecie attraversando San Patrizio, Borgo Serraglio e Chiesanuova, in un percorso della lunghezza di una decina di chilometri. Durante le tappe (FOTO) del tragitto è stata davvero grande l’ospitalità di vari gruppi di famiglie, che hanno allestito banchetti e offerto ai presenti ogni ben di Dio.

Il carnevale di San Grugnone, più o meno nella forma attuale, iniziò a celebrarsi a Conselice a partire dal 1920, dopo un esordio estemporaneo l’anno precedente. Da subito nacque lo Stato del Boysteland con tanto di re, il Pangiagleba, i ministri come il Causidico Racia, i nobili, i generali e i sottosegretari, con nomi che provenivano dai nomignoli di allora e di cui ancora oggi ve n’è traccia.

Originariamente il carnevale conselicese iniziava alle 13 del primo giorno di Quaresima, quando il re coi suoi ministri, cortigiani e uno stuolo di popolani prendevano le mosse per una visita alle colonie, le frazioni di Conselice. Si conta che fossero già oltre una cinquantina a formare una carovana costituita da qualche biroccio, un paio di calessi e diverse persone che seguivano in bicicletta e a piedi. Erano del tutto assenti i carri allegorici e il Gruppo principale si manteneva con una divisa e un cappello a larga tesa che ricordavano quelli delle giubbe rosse canadesi. La carovana del Regno del Boystenland, accompagnata da un’orchestrina di sette, otto elementi denominata Concertino dal Pèp Róti, abbandonava la piazza di Conselice da via Cavallotti e proseguiva alla volta di San Patrizio, lungo la via Selice vecchia; poi dopo le prime tappe, i banchetti di vino e di dolciumi offerti dai generosi ‘sudditi’, proseguiva lungo il canale dei Molini, intercettando via Merlo. A quel punto si lasciava alle spalle i paesi per immergersi nella campagna, in una sorta di perle di una collana fatta dai banchetti dei contadini che facevano a gara nel gioco dell’ospitalità. Ad ogni tavola imbandita ci si inumidiva la bocca di buon vino e si lasciava un motto, una citazione, una battuta salace o una invettiva a seconda di come girava in quel momento la storia.