Ravenna, 12 febbraio 2018 – Arriva il pluripremiato ‘Il cielo non è un fondale’ al Teatro Rasi di Ravenna nell’ambito della Stagione dei teatri. L’appuntamento è per giovedì 15 febbraio (alle 21) con lo spettacolo che ha vinto il Premio Ubu 2017 per il ‘miglior allestimento scenico’, firmato da Gianni Staropoli, ed è stato finalista come ‘spettacolo dell’anno’ e ‘miglior progetto sonoro’, realizzato da Monica Demuru. Demuru e Daria Deflorian sono inoltre state entrambe finaliste nella categoria ‘migliore attrice’.

È il racconto di un sogno che nasce da una canzone: alcuni brani intramontabili di Dalla, Mina, Battisti e altri grandi autori saranno la colonna sonora di una casuale sovrapposizione di immagini generate da pensieri, musiche, fantasie e ricordi. Il pubblico assisterà così a una complessa ricostruzione dell’io e scoprirà come quest’ultimo spazi continuamente tra la compassione e l’egoismo, due sentimenti contraddittori ma sempre presenti in ciascun essere umano.

In scena, i protagonisti di questa ricerca sono gli stessi Deflorian e Tagliarini accanto a Francesco Alberici e Monica Demuru, non solo interpreti ma imprescindibili collaboratori al progetto. Già vincitori del Premio Ubu 2014 per la ricerca drammaturgica con ‘Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni’, Daria Deflorian e Antonio Tagliarini presentano un nuovo lavoro che parte dal fenomeno irreversibile dell’urbanizzazione dei paesaggi e dei modi di vivere.

In scena quattro persone slittano continuamente fino alla soglia di figure intraviste che non potranno mai essere, dando vita a un atto drammatico ‘senza trama e senza finale’ (come suggeriva Cechov a un giovane autore) che si avventura alla ricerca di chi sono gli altri in noi e di chi siamo noi negli altri. In una metropoli di tutti e di nessuno, che si porta appresso bagliori di Roma, di Milano, di Londra, appaiono e scompaiono le figure di Alom, il venditore di rose che un tempo era un generale nell’esercito del Bangladesh, di Mohamed, l’aiuto-cuoco pakistano, della vera barbona incrociata nel giardino del sogno e che assomiglia a Daria, e poco importa se siano ricordi di autentici incontri o fantasmi rimasti impigliati a una fotografia ingiallita scattata nel 1902 ai proletari dell’East End londinese addormentati in un parco.A dar loro una forma è il corpo delle canzoni presenti nello spettacolo, di una soprattutto,La domenica di Giovanni Truppi, che, sciolta nei dialoghi, diventa il simbolo dell’impossibilità di trasformare la vita quotidiana in una mera idealità. Anche perché, come dice alla fine la canzone, ‘va a finire sempre che la domenica la gente litiga’.

In occasione delle aperture de La stagione dei teatri al Rasi, il teatro aprirà alle 19.30 con l'aperitivo equo-solidale del Villaggio Globale. I biglietti – prezzo da 5 a 12 euro – saranno in vendita esclusivamente alla biglietteria del Rasi la sera stessa di spettacolo a partire dalle 20.