Ravenna, 13 agosto 2017 - C’è un bambino che si aggira per la campagna romagnola, sguardo sognante, di chi si affaccia alla vita con il desiderio di fare, ogni giorno, nuove scoperte. Di conquistare, rendendo concreta la sua immaginazione, il mondo. E ci riuscirà con le arie senza tempo del liscio, la musica che ha fatto dell’identità di questa terra un linguaggio universale. Quel ragazzino è il giovane Secondo Casadei, l’uomo che ha inventato il liscio, nel video realizzato dal regista Davide Legni, con la produzione artistica di Giuliano Ciabatta, che accompagna l’uscita, in tutti i negozi digitali, della versione finalmente rimasterizzata di ‘Romagna Mia’, il suo brano più famoso. Filmato e canzone, fortemente voluti da Riccarda Casadei, figlia di Secondo e curatrice della sua eredità artistica attraverso le edizioni Casadei Sonora, verranno presentati il 14 agosto in Piazza della Molinella a Faenza (ore 21).

Signora Casadei, ‘Romagna Mia’ ritrova il suo splendore originale.
«Si, ed è solo una anticipazione del doppio cd, ‘Mi chiamo Secondo’ che uscirà per Universal in settembre e che conterrà 46 canzoni, il meglio del repertorio di Secondo Casadei, i valzer, le polke e le mazurke registrate tra gli anni 40 e gli anni 50, con la sua orchestra storica. Si tratta del più ampio omaggio alla sua arte mai realizzato».

I brani sono tutti realizzati con la stessa orchestra?
«Non era una orchestra, era una famiglia, i musicisti erano sempre gli stessi. Secondo, coraggiosamente, sfidando i tempi, nel 1952 fece entrare in orchestra come cantante Arte Tamburini, una ragazza che aveva solo 17 anni e che rimase con noi per tantissimo tempo. Fu uno scandalo. Proprio il Resto del Carlino titolò, ‘Cosa ci fa una ragazza di 17 anni in una orchestra di soli uomini?’. Per noi, lei era una seconda figlia».

Al centro di questo successo, la casa di Savignano sul Rubicone
«Sì, qui Secondo convocava l’orchestra per le prove. Era un maniaco della precisione, mai soddisfatto pienamente della qualità del suono che esprimeva. Mia madre doveva provvedere a rifornire regolarmente l’orchestra, erano sempre affamatissimi, di fave, formaggio e piadina. Perché, comunque, la dimensione vera era quella della festa».

La musica faceva parte dell’arredamento, quindi.
«Pensi che nel grande soggiorno dove l’orchestra si incontrava per provare, erano sistemati, sui vari mobili, i servizi di tazzine di porcellana e di bicchieri di cristallo che i miei genitori avevano ricevuto come doni di nozze. Quando il clarinetto e il sassofono suonavano insieme producevano una tale vibrazione da mandarli in frantumi, Così avevamo tutti i servizi spaiati. Alla fine si decise, poco prima dell’inizio delle prove a togliere tutto e a metterlo in salvo, per risistemarlo dopo».

Poi arrivò ‘Romagna Mia’.
«Fu la svolta per la sua carriera. Era il 1954 e tutti i juke box della Riviera avevano ricevuto la loro copia in 45 giri, dopo che era uscita quella in 78. Si potevano scegliere tre brani da ascoltare: E tutti, italiani e turisti stranieri, selezionavano per tre volte solo ‘Romagna Mia’ La cantavano i mariti, i villeggianti, i facchini in stazione, era come sentirsi avvolti da un suono grazie al quale Secondo era finalmente riuscito a esprimere l’amore infinito che provava per la sua terra».
Pierfrancesco Pacoda