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La tragedia
del Canalino
Ci furono ritardi
nei soccorsi?

Due inchieste sulla sciagura in cui perse la vita Elisa Sartini. La ragazza non morì subito: si deve stabilire chi fosse alla guida

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Ravenna, 9 febbraio 2010. C’È UNA PISTA che potrebbe condurre il pm Cristina D’Aniello ad avere agli atti, nero su bianco, l’affermazione secondo cui alla guida del tragico pick up finito nel ‘Canalino’ di Milano Marittima la notte del 4 novembre c’era effettivamente Davide Mariano, 29 anni, fidanzato della vittima, la 24enne cervese Elisa Sartini.

Una pista fornita al magistrato dall’avvocato Carlo Benini che tutela i familiari della ragazza e che si snoda attraverso l’assunzione testimoniale di diverse persone. Già ora agli atti dell’inchiesta ci sono precise testimonianze circa il fatto che quella tragica sera alla guida del pick up c’era appunto Mariano, ma sono testimonianze che si riferiscono a un periodo di tempo ben precedente rispetto all’ora della sciagura, avvenuta verso le 3; d’altronde il veicolo era appunto di Mariano.

A far sorgere il dubbio che alla guida, nel momento in cui il veicolo finì in acqua, non ci fosse il fidanzato è stata sia una frase detta dal giovane quando venne sentito dalla polizia giudiziaria nella qualità di indagato di omicidio colposo: «Non ricordo chi fosse alla guida», sia la circostanza per cui Elisa, pur seduta a fianco del conducente e quindi dalla parte dell’auto che emergeva dall’acqua, non riuscì a salvarsi: fu il ragazzo a portare in superficie il corpo e issarlo a fatica, dopo diversi tentativi, sulla fiancata del veicolo, che affiorava dall’acqua, in attesa dei soccorsi.

IL MEDICO LEGALE Giuseppe Venturini, nella sua relazione presentata al pm, ha meglio descritto la causa della morte di Elisa: asfissia da ostruzione delle vie aeree dovuta alla presenza di bolo alimentare. In pratica la ragazza, probabilmente per una reazione vagale dovuta al contatto con l’acqua fredda e alla paura per l’incidente e l’immersione, ebbe vomito che poi finì per ostruirle la trachea. Questo fece sì che nei suoi polmoni finisse poca acqua. Dalla consulenza medico legale emerge anche che la ragazza era assicurata al sedile con le cinture.

INTANTO dall’inchiesta sul tragico incidente è nato un altro filone di indagine, relativo a ipotesi di omissioni sia nei soccorsi sia nella predisposizione, da parte del Demanio marittimo o del Comune, di barriere onde evitare l’accesso delle auto dalla spiaggia alla banchina del ‘Canalino’. Posto che Elisa non morì nell’immediatezza, l’obiettivo è quello di accertare se abbia inciso, nel rapporto causale letale, il fatto che la giovane rimase sulla fiancata finchè non intervennero i vigili del fuoco che la portarono a riva dove poi il medico ne constatò il decesso.

c. r.

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