MARTEDÌ il sindaco aveva il dubbio se chiudere le scuole nella giornata di ieri o no. Ha preferito aspettare, ora col senno di poi in tanti lo attaccano, ma fino alle 22 dell’altro ieri la situazione era sotto controllo, e se martedì, con le strade pulite, Matteucci avesse chiuso le scuole in base alle sole previsioni meteo, molti gli avrebbero dato dell’esagerato. Però non è questo il punto. Il punto è che se si sbandiera un numero telefonico per le emergenze, questo numero deve funzionare, a questo numero qualcuno deve rispondere e dire a un papà o una mamma: «Le scuole sono aperte», fugando i dubbi resi leciti dalla tormenta. Certo, il blackout causato dal sovraccarico di 444 telefonate al minuto è eccezionale, ma con un rischio preannunciato era logico predisporre le giuste contromisure. Un’altra cosina: emettere a tarda sera un’ordinanza che vieta il transito ai tir e sperare che qualche camionista la recepisca al volo, è un sogno degno di Fantasilandia. E allora nessuno chiede di prevedere il futuro, di sapere esattamente quanti centimetri di neve cadranno. Ma di fronteggiare l’emergenza nei modi e tempi giusti, sì,questo è sacrosanto chiederlo.
di Andrea Degidi