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Nuovo stabilimento per Spadoni Parola d'ordine: "Diversificare"

Nel 2013 il gruppo compie 90 anni

Inaugurato a Coccolia un mulino a vista,moderno e automatico, che produce otto sacchetti al secondo. E l'imperenditore scommette sul bio

(Foto Zani)
Ravenna, la collezione d'arte di Leonardo Spadoni

Ravenna, 12 dicembre 2012 - L’APPUNTAMENTO topico è con il 2013, quando il gruppo festeggerà i 90 anni. Ma Leonardo Spadoni non è tipo che ami aspettare. Agenda fitta, tante idee. «Tutti parlano della crisi, ma io dico che non dobbiamo avere paura» spiega seduto nel salotto della sua incredibile casa-museo a palazzo Lovatelli, traboccante di opere d’arte collezionate pazientemente negli anni. «La burocrazia, sì, quella è un problema. Oggi ci vuole un permesso per tutto, a partire dalle forme dei bicchieri...Mah, non capisco. All’estero non è così».


Il Gruppo alimentare Spadoni fuori dai confini italici comincia a metterci più di un piede, ma l’ultimo erede di una dinastia familiare sviluppatasi nel Novecento crede ancora nella sua terra. E così oggi inaugura a Coccolia il nuovo spaccio e le linee produttive, ennesimo tassello con cui Leonardo Spadoni sta creando un’azienda alimentare sempre più varia ed eterogenea.


I TEMPI DELLA FARINA e basta sono superati, ora il gruppo si muove in tutte le direzioni, conscio del fatto che oggi la parola d’ordine è: diversificare. «A Coccolia c’è questo mulino a vista, moderno e automatico», e mentre parla si infervora. «Pensate che le linee di confezionamento producono otto sacchetti al secondo».
Intanto il gruppo va, chiude il 2012 con un fatturato di oltre 50 milioni e un’attività a tutto campo. «Abbiamo acquisito una fabbrica di cioccolato a Rovereto, la porteremo qua. Intanto a Forlì, a Villa Selva, stiamo costruendo una fabbrica per la pasta senza glutine, sarà la più grande d’Italia, per un investimento di 5 milioni». Battere piste inconsuete, questa sembra essere la strategia di Spadoni. Come il settore-bio: «All’estero mangiare biologico è normale, in Italia no: e io mi chiedo il perché». E non cede.


LEONARDO continua a seguire le sue intuizioni, che tanto male non devono essere, visto che in questa valle di lacrime che l’economia è diventata ai giorni nostri, la creatura ereditata dal pioniere nonno Livio e dal figlio Libero è ben in salute. A Brisighella una fattoria ad hoc si occupa della mora romagnola, e, tanto per restare sull’argomento, a breve inaugurerà un salumificio tecnologicamente avanzato. Ma intanto il presente parla di Coccolia, un’altra creatura da consegnare alla sua terra. Per la quale, Leonardo ha un altro sogno, completamente diverso: il circolo degli Artisti. Lì Spadoni intende coniugare le passioni di una vita: la gastronomia, le auto d’epoca e naturalmente l’arte. «Ho già in mente tutto — spiega travolto dalla passione —. Il luogo, vicino alla rotonda della Balena a Faenza, e uno spazio per esposizioni e mostre d’auto. Se tutto va bene, ci vediamo lì a settembre 2013».

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