Ravenna, 4 ottobre 2013 - Non è reato praticare il nudismo a Lido di Dante. Lo aveva già sentenziato l’allora pretore Donatella di Fiore, nel 1995, lo ha ribadito ieri il giudice di pace Marcella Ricci davanti alla quale si sono svolti cinque processi ‘fotocopia’ relativi ad altrettanti naturisti che il personale del Corpo Forestale, nel 2011, aveva indagato per atti contrari alla pubblica decenza. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Jean Pascal Marcacci di Bologna e Mario Ziza di Ferrara. Altri processi analoghi sono fissati davanti allo stesso giudice per l’anno prossimo.

E’ ragionevole ipotizzare che si concluderanno anche questi con sentenza assolutoria. Ieri, al momento della lettura del dispositivo relativo al primo processo, nella piccola aula del giudice di pace penale c’erano decine di naturisti che al termine si sono lasciati andare a un applauso, un modo per sciogliere la lunga tensione innescata due anni fa con l’iniziativa della Forestale di riesumare il reato di atti contrari alla pubblica decenza nella pratica naturista a Lido di Dante e acuita con la decisione assunta un anno fa dall’allora vertice della Procura che, dopo le prime archiviazioni richieste dai vari pm (e ottenute dal gip), sottolineò l’opportunità di richiedere il rinvio a giudizio onde ottenere sulla materia ancora una volta una piena decisione giurisdizionale.

"Oggi è stata posta una pietra fondamentale per il libero esercizio dell’eco-naturismo" sottolinea l’avvocato Marcacci che è anche presidente dell’Associazione naturisti Emilia Romagna. "Con queste sentenze ha vinto la certezza del diritto, perchè il giudice ha ribadito quanto già la giurispudenza di merito e quella di legittimità da anni sostengono. E in questi casi il diritto si sposa con il buon senso. Un buon senso che ora sarebbe necessario che anche altre istituzioni mettessero in campo. Mi riferisco soprattutto al Comune di Ravenna che ora non ha più alibi per bandire il naturismo da Lido di Dante. C’è una legge regionale, c’è un regolamente applicativo, ci sono le sentenze: restituire quella spiaggia ai naturisti significa far riprendere quota al turismo che negli ultimi due anni si è contratto notevolmente". Marcacci si rivolge anche alla Forestale: "Mi auguro che prendano atto di queste ulteriori sentenze e rientrino negli alvei di loro competenza".

Un appello: "Cerchiamo di collaborare tutti insieme, Aner, Forestale, Comune, nel rispetto della natura per un obiettivo che è comune". Davanti al giudice Ricci i difensori hanno evidenziato la particolarità della spiaggia, da 30 anni frequentata dai naturisti, la massiccia presenza di questi evidenziata anche dalla cartellonistica, la pubblicizzazione dell’area su riviste e siti internet (di talchè nessuno può sostenere che quella è una spiaggia ordinaria frequentata anche da naturisti) e, da ultimo, la copiosa giurisprudenza in materia. Non poteva che essere assoluzione.

Carlo Raggi