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Truffa e reati ambientali, ai domiciliari il procuratore della Cmc

Truffa da 150 milioni per il porto fantasma di Molfetta: l'azienda ravennate si era aggiudicata l'appalto. Nei guai l'imprenditore e direttore del cantiere, Giorgio Calderoni. In tutto sono 60 gli indagati tra i quali il senatore del Pdl Antonio Azzollini

Guardia di finanza (Foto Cristini)
Guardia di finanza (Foto Cristini)

Ravenna, 7 ottobre 2013 - Truffa ai danni dello Stato e reati ambientali: sono questi i reati contestati ad un funzionario pubblico ed un rappresentante di una società di costruzioni. Le indagini, in cui sono coinvolti altri 60 indagati, hanno portato al sequestro dell’area destinata al nuovo porto commerciale di Molfetta, per il quale sono stati stanziati finanziamenti pubblici per un valore di circa 150 milioni di euro.
Militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Bari ed appartenenti al Comando Provinciale del Corpo Forestale dello Stato di Bari, Ravenna e Reparti dipendenti, stanno eseguendo dalle prime ore di questa mattina due ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari emesse dal Gip del Tribunale di Trani, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di un funzionario pubblico e di un rappresentante di una società di costruzioni entrambi responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio, frode in pubbliche forniture, attentato alla sicurezza dei trasporti marittimi e reati ambientali.

Tra gli indagati anche ex amministratori comunali di Molfetta, tra i quali il senatore del Pdl Antonio Azzollini. I due arrestati sono l’ex dirigente comunale ai lavori pubblici del Comune di Molfetta, Vincenzo Balducci, e il procuratore speciale della Cmc di Ravenna (azienda che si e’ aggiudicata l’appalto) e direttore del cantiere, Giorgio Calderoni. Per quest'ultimo era  già stata chiesta una condanna a 18 mesi per il caso della bomba spostata durante i lavori di approfondimento del porto di Ravenna.

In sostanza - secondo le indagini - le precedenti amministrazioni comunali hanno compiuto un’operazione di maquillage dei conti pubblici proprio grazie all’ingente fiume di danaro pubblico destinato alla costruzione del porto. Le somme destinate all’infrastruttura marittima sono state anche impiegate per pagare i fornitori, dare incentivi al personale e pagare le spese correnti.

Tra i vari falsi contestati agli indagati, vi e' anche la falsa rendicontazione al ministero dell'Interno (del 2011) sull'ammontare complessivo dei finanziamenti ottenuti (quasi 80 milioni di euro): in questo modo - secondo
i pm - si riusci' illecitamente a spuntare l'erogazione di altri 3,5 milioni. Contestata anche la frode in pubbliche forniture per la realizzazione via mare del 'Molo Sperone'. La ditta incaricata dei lavori avrebbe fornito, anziche' i piu' costosi massi naturali del peso singolo da 300 a 1.000 chili (massi da scogliera di prima categoria) e massi naturali del peso unitario da 3 a 7 tonnellate ciascuno (di terza categoria), semplice materiale inerte e della semplice terra derivante da attivita' di scavo.

Inoltre, diversamente da quanto attestato dai progettisti, l'area di espansione del nuovo porto commerciale ricadeva nella perimetrazione del Sito di interesse comunitario 'Posidioneto San Vito-Barletta', tutelato per la presenza della Posidonia. Le indagini hanno anche accertato che i materiali di risulta del dragaggio (compresi numerosi ordigni bellici e fusti contenenti cianuro, iprite, cloro solfonico, fosforo e disfogene) non sono mai stati smaltiti in maniera regolare ma riversati in una colmata con conseguente pericolo per la salute umana e per la sicurezza di quanti hanno lavorato nel cantiere

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