Cervia (Ravenna), 8 novembre 2017 - Una violenza sessuale, poi sfociata nelle percosse e nelle lesioni. A danno della donna molestata ma anche del fidanzato. Tutto partito da una mano morta, un palpeggiamento avvenuto nella pista della discoteca Kursaal di Cervia. Fatti risalenti alla notte tra 2 e 3 novembre 2012. Ieri il tribunale collegiale – Beatrice Bernabei presidente, Federica Lipovscek e Beatrice Marini giudici a latere – ha condannato a un anno e mezzo un 37enne campano, disponendo anche una provvisionale di 12mila euro per la coppia – parte civile con l’avvocato Claudio Bondi – oltre a spese legali e risarcimento da definire in sede civile. Il Pm Monica Gargiulo chiedeva una pena più severa di sei mesi.

Quella sera il 37enne era assieme a un gruppo di compaesani e colleghi di lavoro con i quali aveva deciso di trascorrere la serata nel locale cervese. Mentre ballavano in pista una donna, all’epoca 42enne, si voltò di scatto verso di lui accusandolo di averla palpeggiata. Ci fu un primo diverbio, la spinse via poi, soprattutto, colpì il fidanzato di lei che nel frattempo era intervenuto. Dal canto proprio l’imputato ha sempre negato il palpeggiamento, precisando di avere alzato le mani preventivamente temendo a sua volta di essere aggredito. Nel trambusto la coppia aveva poi perso le tracce di quell’uomo, poi la donna lo aveva rivisto all’uscita, all’altezza delle casse, e cercò di fermarlo per consentire alle forze dell’ordine di identificarlo. Nuova baruffa e nuova aggressione. Con la lite che continuò all’esterno, trascinandosi fino al parcheggio, quando il gruppo dei campani riuscì a convincere l’amico a lasciar perdere e venire via.

Sul posto quella sera intervennero i carabinieri del nucleo radiomobile di Milano Marittima e della stazione di Cervia, che ha poi condotto l’indagine. Tutt’altro che semplice. Il gruppo cui apparteneva il presunto molestatore, infatti si era disperso. Due soltanto furono identificati nell’immediatezza. Poi, attraverso le foto della serata che uno di loro aveva pubblicato su facebook saltarono fuori anche i nomi degli altri. L'uomo fu indagato per violenza sessuale – in ragione della mano morta in pista –, percosse e lesioni. Uno degli amici, che inizialmente aveva negato di conoscerlo quando in realtà erano colleghi di lavoro, fu denunciato per favoreggiamento. Così, a distanza di ciqnue anni, si è arrivati alla sentenza di primo grado. Secondo il difensore del 37enne, avvocato Giovanni Fresa, mentre sulle botte c’era ben poco da dire, più incerta era invece la ricostruzione del presunto palpeggiamento, in quanto la vittima potrebbe avere scambiato per tale un semplice contatto dovuto alla ressa. Per la parte civile, al contrario, è stata la scintilla che ha innescato la reazione della donna, che altrimenti non avrebbe avuto motivo di sentirsi oltraggiata.