Ravenna, 13 settembre 2017 - Un faldone di accertamenti alto tanto. E nel mezzo anche questa ipotesi: che quel giorno a premere il grilletto fosse stato ancora una volta Igor il serbo.

Dodici settembre di due anni fa, ore 15. Il 46enne ambulante senegalese Mor Seye stava mangiando un pesca su un pattino tirato in secca tra gli stabilimenti balneari Adriatico e Oasi di Casal Borsetti. L’assassino era arrivato da dietro attraversando piazza Primaro; poi si era fermato a ridosso del muretto che separa spiaggia e parcheggio. Aveva preso bene la mira e da pochi metri aveva fatto fuoco contro il senegalese girato di spalle. Sei colpi di calibro 22, due quelli letali. Quindi s’era involato nel nulla nemmeno fosse un fantasma.

Eppure in diversi lo avevano visto premere il grilletto: quel giorno faceva ancora caldo, e in spiaggia c’era chi ancora si crogiolava all’ultimo sole d’estate. Lo avevano descritto dalla carnagione chiara e la barba incolta, i capelli leonini e brizzolati. Età sui 40-50 anni. Il suo fermo sembrava questione di ore: dopotutto qualche telecamera di sicurezza avrebbe potuto benissimo immortalare lui o la sua vettura in fuga. E invece no: una serie incredibile di coincidenze a favore dell’assassino aveva vanificato tutti i chilometrici sforzi degli inquirenti. I carabinieri dell’Investigativo si erano gettati a capofitto nella vita della vittima per capire se vi potessero essere ragioni tali da giustificare un’esecuzione criminale: rancori amorosi, racket degli ambulanti, droga? No: fin qui niente di niente.

Seye, due mogli e otto figli, incensurato e una vita tutta in salita: descritto dagli amici come persona tranquilla, abitava nella non distante Lido Adriano ma risiedeva ufficialmente nel Padovano. Era arrivato in Italia nel 1993. Dopo il fallimento della ditta per la quale lavorava, si era trasferito sul litorale ravennate per vendere mercanzia in spiaggia. Poco altro di rilievo su di lui nonostante le imponenti e puntigliose verifiche disposte dalla procura. Finora a vuoto pure l’identikit: qualche segnalazione sì, ma senza riscontro.

Ed eccola allora l’ipotesi che porta il nome di Igor: come se anche quello di Seye potesse essere stato uno di quei delitti balordi dal movente misero ai quali il serbo ha abituato le cronache italiane. Dopotutto lui viveva di espedienti nel Ferrarese a ridosso con la nostra provincia: uno scherzo mettersi in marcia e raggiungere i lidi nord. Anzi, per gli inquirenti si era già spinto ben oltre fino ad arrivare a Savio e ammazzare il metronotte Salvatore Chianese. Era il 30 dicembre 2015, tre mesi dopo l’omicidio di Seye.